E mentre Star Wars: Il risveglio della forza continua a battere record su record nei botteghini di tutto il mondo, una persona in particolare sembrerebbe veramente poco soddisfatta dell’Episodio VII girato da J.J. Abrams: niente di meno che il papà di Guerre Stellari in persona, George Lucas.

Spiega l’autore in una recente intervista riguardo il suo rapporto con la Disney, a cui ha venduto i diritti sulla Galassia lontana lontana per la modica cifra di 4 miliardi di dollari: «Hanno guardato le storie, e si sono detti, “Vogliamo creare qualcosa per i fan”. Hanno deciso che non volevano usare le mie storie, che volevano fare qualcosa di diverso. Non che fossero molto propensi a coinvolgermi, ma se fossi stato lì, sarei stato solo un problema, perché non avrebbero fatto quello che volevo. Quindi mi sono detto, “Ok, io andrò per la mia strada, e lascerò che loro vadano per la loro strada”. Hanno voluto fare un film retrò. Non mi piace come cosa. In ogni mio film cerco di mettere qualcosa di completamente differente, con pianeti differenti, navicelle differenti.. qualcosa di nuovo».

Insomma, nonostante i rumor precedenti abbiano affermato quanto Lucas fosse entusiasta del sequel, parrebbe proprio che le cose siano in verità ben diverse. «Considero i film di Star Wars i miei bambini, e li ho venduti agli schiavisti bianchi...» -prosegue l’autore, che ha poi lanciato una frecciatina all’intera industria:  «L’unica maniera per fare soldi è non prendersi rischi. Fare solo cose già comprovate. Ma dovete ricordarvi che Star Wars era arrivato dal nulla. American Graffiti era arrivato dal nulla. Non c’era nulla così prima. Ora, se proponi qualcosa che non sia un sequel o una serie tv o qualcosa che ci somiglia, non te lo faranno fare!»

Per questo motivo, il magnate intende presto tornare a progetti più indipendenti: «Sono film veramente piccoli. Tornerò ai tempi di American Graffiti e THX 1138, dove posso cambiare totalmente il modo in cui si racconta una storia usando il cinema. Ho prodotto un paio di film che erano così, ma non li avrei fatti nello stesso modo. Sono affascinato dalla vera natura del medium. All’inizio in Russia le chiamavano poemi tonali, un intero movimento che si chiedeva come raccontare storie visive, praticamente senza dialoghi, senza tutte le cose che solitamente si usano per raccontare una storia. È qualcosa di un po’ esoterico, e proverò a usarlo e portarlo ad un livello emotivo superiore a quanto abbiamo fatto fino ad oggi».

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Fonte: Collider

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