Gunda
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Gunda, approdato in alcuni cinema il 13 maggio e disponibile anche in streaming, in esclusiva digitale su IWONDERFULL Prime Video Channel, a partire dal 27 maggio, è un progetto altamente sperimentale che si è guadagnato – dopo il suo debutto alla Berlinale -, non solo l’attenzione del pubblico più smaccatamente cinefilo, ma anche di quello vegano/vegetariano. E lo ha fatto raccontando – senza dialoghi e con un rigoroso bianco e nero – la storia di una scrofa (la Gunda del titolo), di due mucche e di un pollo con una sola zampa.

Lavoro curioso e sorprendente, che mostra la vita quotidiana di questi “compagni di fattoria”, Gunda è un documentario che non offre alcun compromesso narrativo con lo spettatore (e le rare volte in cui lo fa, in realtà, suona più prevedibile). Riesce però nell’intento per certi versi “miracoloso” di umanizzare il mondo animale in maniera flagrante e, a tratti, perfino sconcertante, con sintomi e spasmi di vita pronti ad affiorare in ogni dove e negli anfratti più inattesi. 

I concetti di coscienza e volontà, ma anche il senso della maternità, la solitudine e il sentirsi spauriti rispetto a se stessi, sono temi che fa abbastanza specie venire associati a dei non umani con questa nitidezza. Eppure Gunda, attraverso una sinfonia – qua e là abbagliante, talvolta un po’ incline alla ripetizione – di riprese in b/n simili a monoliti lucenti, riesce a rendere tutto questo possibile, e l’occhio del regista Victor Kossakovsky è abile nel trovare una misura e un punto d’equilibrio ideale tra impassibilità e sofisticatezza dello sguardo.

Lo stile cadenzato ed estenuante potrebbe certamente irritare una fetta di pubblico, ma per chi avrà la pazienza e il coraggio di dargli una possibilità in più il risultato finale potrebbe andare decisamente ben oltre un catalogo di belle immagini volte a incorniciare una scrofa, i suoi cuccioli e i loro strambi “vicini”, offrendo così non pochi stimoli anche sulla nozione, meramente cinematografica ancor prima che etica e umanitaria, di punto di vista. Un monito doppiamente importante, dato che pur condividendo ogni giorno il pianeta con miliardi di animali siamo culturalmente condizionati a ignorarne la sensibilità e a considerarli come una mera risorsa utilitaristica (aspetto su cui tante inchieste dettagliate e puntuali non smettono di informarci). 

Prodotto da Joaquin Phoenix, esponente di spicco della comunità vegana a Hollywood, Gunda è entrato anche nelle grazie di Paul Thomas Anderson, che del lungometraggio ha detto: «Gunda è puro cinema. Questo è un film in cui immergersi – è spogliato dei suoi elementi essenziali, senza alcuna interferenza. È ciò a cui dovremmo aspirare tutti come registi e come pubblico: immagini e suoni messi insieme per raccontare una storia potente e profonda, senza fretta. Sono immagini e suoni sbalorditivi, assemblati dal miglior cast corale possibile. Somiglia più a una pozione magica che a un film».

Foto: I Wonder Pictures 

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