Ieri Gabriele Muccino, invece che incensare come ha fatto la maggior parte del popolo web Pier Paolo Pasolini in occasione del 40esimo anniversario dalla sua morte, ha scelto di stroncarlo come regista. Lo ha addirittura definito un “non” regista in un lungo e articolato post su Facebook.

Apriti cielo! I suoi commenti hanno scatenato l’ira del web e in migliaia hanno hanno commentato negativamente il suo post. La valanga d’insulti ricevuti ha portato Muccino a prendere una drastica decisione: chiudere il suo profilo Facebook, ma non prima di aver postato nella notte la sua replica a chi lo ha denigrato:

«Tutti in fila… uno due, uno due… e chi non la pensa come voi, olio di ricino. Ma per favore popolo di Facebook che insulta prima ancora di leggere e cercare di comprendere quello che io ho veramente scritto e non ha mai avuto l’ambizione di trovare consenso o condivisione ma solo di essere raccontato. È ancora un nostro diritto dire cosa pensiamo? A quanto pare no.

Meglio dare del mediocre, dell’arrogante, della nullità, insulti a destra a manca, una sassaiola da vandalismo intellettuale contro colui che ha osato dire che forse la terra non era al centro dell’Universo. Non mi scalfisce ciò che leggo, ma il giudizio che esce fuori con tanta rabbia e violenza. Il giudizio che inconsapevolmente date di voi stessi e della violenza che esternate e che non era affatto presente in quanto da me scritto. Per l’ultima volta perché nel prossimo post riprenderò a parlare di cose che mi premono assai di più.

Il cinema è industria, un film costa, se non rientra dei denari, la pellicola, quando c’era la pellicola, finisce al macero e nell’oblio. Dalla metà degli anni ’70 il cinema italiano è morto a causa di improvvisati registi che non sapevano come comunicare col pubblico. Da quando ci si iniziò ad improvvisare registi. Ho detto qualcosa che non è verificabile? Ho detto che Pasolini regista ha aperto la porta ad altri registi improvvisati che a differenza sua non avevano nemmeno l’immensa statura di scrittore e poeta… Ho detto che Pasolini era uno scrittore prestato al cinema e che il cinema non era nelle sue corde più alte. Lo penso, lo penserò e avrò ogni sacrosanto dovere di dirlo anche davanti ad una folla di forcaioli che ha intasato questa bacheca di insulti.

Ma li lascerò i vostri insulti, per quanto possa mai riuscire a resistere dal non cancellarli quando mi ci imbatta, essendo voi entrati con le scarpe infangate in casa mia senza avere neanche avuto la premura di togliervele o di lasciare una decente pulizia alle vostre spalle. Ora basta, chiudo questa parentesi penosa di fascismo applicato. Domani olio di ricino a colazione e il mio peccato verrà purificato!».

Il post su Facebook, ovviamente, non è più visibile, ma ne è rimasta una piccola traccia sul profilo Twitter:

 

Foto: Getty Images

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