Hugh Jackman: «L’intelligenza artificiale? Magari ci salverà tutti… »
whatsapp

Hugh Jackman: «L’intelligenza artificiale? Magari ci salverà tutti… »

L'attore parla con noi di IA, educazione dei figli (e dei robot), e risponde a Alejandro González Iñárritu che ha definito i cinecomic un “genocidio culturale”

Hugh Jackman: «L’intelligenza artificiale? Magari ci salverà tutti… »

L'attore parla con noi di IA, educazione dei figli (e dei robot), e risponde a Alejandro González Iñárritu che ha definito i cinecomic un “genocidio culturale”

Dimenticate Wolverine, la sua onestà e il suo senso di giustizia. In Humandroid, ultima fatica di Neill Blomkamp, regista del sorprendente District 9 e del deludente Elysium, Hugh Jackman si diverte alla grande: innanzitutto perché recita con accento australiano (il suo!) e poi perché il personaggio che interpreta, Vincent, è un villain anomalo e dal look un po’ ridicolo, a cominciare dal taglio di capelli “mullet” (corto davanti e ai lati; lungo dietro). Il film racconta un futuro in cui il crimine è tenuto a freno da robot poliziotti. Quando uno di questi, Chappie, viene rubato e riprogrammato, diventa il primo androide in grado di pensare come un essere umano.

Best Movie: È difficile prendere sul serio il tuo personaggio, specie con quel taglio. Lo hai scelto tu?
Hugh Jackman:
«No, me l’ha proposto il regista e mi è piaciuto da morire, tanto che a fine riprese non volevo cambiarlo… Mi sentivo come a un concerto dei Metallica alla fine degli anni ’80. A Vincent (il suo personaggio in Humandroid, ndr) sta a pennello: lui pensa di essere il più cool in ufficio, mentre in realtà non lo è affatto».

BM: Quanto sapevi del tema prima di unirti al cast?
HJ: «Non molto. Ne ho parlato a lungo con Neill, che è invece un esperto. La sua storia indaga a fondo su cosa sia la coscienza e in cosa consista la nostra umanità. Mi sembra che il film ponga alcune domande importanti rispetto alle nostre origini. Più che una seria discussione sulla rilevanza dell’intelligenza artificiale, questa è una favola che parla di noi».

BM: Lo scorso ottobre Alejandro González Iñárritu ha accusato i cinecomic di essere pellicole che non dicono nulla e che rappresentano un veleno, un genocidio culturale.
HJ:
«È la sua opinione e la rispetto. Hollywood cerca di fare film di successo e non penso che ci sia nulla di diverso da quando erano in voga i western o i musical. Si tratta di cicli che si ripetono. Si cerca di fare un cinema di qualità che porti anche soldi ed è un equilibrio difficile da raggiungere. Forse oggi abbiamo troppe storie di supereroi? Questa sarebbe una discussione interessante. Ma pensiamo a ciò che hanno fatto Bryan Singer e Christopher Nolan: le loro opere appartengono ad un genere, sì, ma questo non le rende vuote né brutte». […]

(foto: Getty Images)

Leggi l’intervista completa su Best Movie di aprile, in edicola dal 25 marzo.
Leggi anche lo speciale Sapresti distinguere un uomo da un robot?

© RIPRODUZIONE RISERVATA