Il 30 luglio 1950, esattamente sessant’anni fa, nasceva a Napoli Gabriele Salvatores, uno dei più celebrati registi e sceneggiatori italiani, che ha portato a casa un premio Oscar come Miglior Film Straniero con la commedia del 1991 Mediterraneo. Una carriera costellata di grandi titoli e riconoscimenti, cominciata a Milano negli anni Ottanta con un’opera che pochi, probabilmente, ricorderanno: Sogno di una notte di mezza estate, adattamento da Shakespeare che testimonia il primo amore di Salvatores – il teatro.

Ma la vocazione alla commedia emerge nella collaborazione con i migliori comici della scena milanese, con cui il regista gira Kamikazen – Ultima notte a Milano nel 1987: tra loro, Paolo Rossi e Claudio Bisio. Salvatores s’inventa la “trilogia” che inizia con Marrakesh Express (1989, con Diego Abatantuono), la storia di quattro ex sessantottini impegnati ad aiutare un amico nei guai in Marocco, e si chiude con Mediterraneo, passando per Turnè (1990, con Fabrizio Bentivoglio e Laura Morante), una commedia intrisa di malinconia che racconta avventure e problemi di una coppia di attori in tournée. E poi, naturalmente, Mediterraneo, il film che lo consacra come star nazionale. Il bianco e il blu della Grecia fanno da sfondo alla vicenda di un gruppo di militari italiani che, nel 1941, raggiungono l’isola di Syrna per verificare la ritirata dei tedeschi e trovano qui la loro nuova patria, che, come diceva il buon Cicerone, «è il luogo in cui si vive meglio».

Tre David di Donatello, un Nastro d’Argento e l’Oscar premiano un film che sublima i temi cari al regista, la voglia di fuga, il viaggio senza meta, la nostalgia, sempre conditi con il tono leggero della commedia. E ancora il viaggio è protagonista del (decisamente meno glorioso) film successivo, Puerto Escondido (1992, con Diego Abatantuono e Claudio Bisio), ambientato in Messico, dove il protagonista fugge terrorizzato da un poliziotto assassino e finisce nel giro di due compatrioti che vivono tra marijuana e rapine.

Dopo la gloria dell’Oscar, Puerto Escondido e poi Sud sembrano rivelare un momento di crisi, ma Salvatores riesce a risalire la china con Nirvana (1997), sfruttando – primo in Italia – il fascino ambiguo del mondo dei videogames. All’ormai “abbonato” Abatantuono si affianca anche “Highlander” alias Christopher Lambert, in un film psichedelico che frastorna, conquista e stupisce. Riesce a frastornare, ma in modo negativo stavolta, anche Denti (2000), pellicola non raccomandata a chi odia i dentisti, mentre il successivo Amnèsia confonde e divide critica e pubblico: bisogna arrivare al 2003 per vedere un altro capolavoro, Io non ho paura, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti e centrato sulla storia di un ragazzino che scopre un coetaneo segregato in un pozzo. I campi di grano, il cielo e le colline del Sud fanno da sfondo a una vicenda profonda e commovente, che ha conquistato il cuore del pubblico italiano.

Salvatores sembra abbandonare la commedia per un genere più serio, come testimonia la fondazione della collana narrativa Colorado Noir, con la quale il regista e scrittore afferma di voler restituire «lo sguardo nero» sulla realtà. Ed ecco infatti Quo Vadis Baby?, adattamento di un romanzo della collana noir, in cui un investigatore privato indaga su un delitto che lo porta ad affrontare il proprio passato. Un’altra “favola nera” è raccontata in Come Dio Comanda (2008), sempre tratto da un romanzo di Ammaniti e in cui Elio Germano e Filippo Timi portano sullo schermo le miserie di una famiglia di precari del Nord-Est tra cave di pietra e squallidi centri commerciali.

Arriviamo così al presente, al 2010 e al film Happy Family, ambientato nella Milano di Salvatores tra teatro e letteratura, nonne svampite e famiglie moderne: a Salvatores piace il caos della vita e sa raccontarlo bene. Il regista festeggia i suoi 60 anni sul set del suo nuovo film, Educazione Siberiana, tratto dal libro di Nicolai Lillin e scritto con i due “pilastri” della sceneggiatura italiana Sandro Petraglia e Stefano Rulli. In attesa di vedere le vicende dei briganti siberiani, non ci resta che augurare a Gabriele un felice compleanno!

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