Una giornata strana quella di ieri qui a Venezia: sono riuscito a vedere 3 film belli, uno dopo l’altro. Incredibile. Con questo non voglio dire che qui a Venezia non ci siano film belli o che non ce ne siano abbastanza, è solo che durante l’arco di una giornata cinematografica ti capita spesso di bloccare il flusso positivo con una pellicola che ti fa inginocchiare a terra con la camera che si alza sopra la tua testa mentre tu urli “PERCHÉÉÉÉÉÉÉÉÉ????”.

Comunque, la giornata inizia con un film che temevo tantissimo, “Sangue del mio sangue”, una pellicola di Bellocchio, uno dei registi italiani contemporanei più apprezzati. Ho avuto il piacere, qualche anno fa, di incontrarlo su un palco di un evento e ora mi ritrovo in una sala a Venezia a vedere il suo film che mi sorprende. Parla di un vampiro, parla di un borgo che rimane uguale a se stesso, parla dell’insistenza dell’uomo nel deturpare l’innocenza scatenando il male. Roberto Herlitzka è il protagonista della seconda metà del film e in una scena strepitosa dal dentista ci presenta il senso profondo del film. È un modo italiano bello di raccontare una storia fantastica di vampiri e ignoranza popolana, è un’autobiografia di famiglia e sentimenti perduti e ritrovati nel tempo.

A questo punto c’è stato un bel momento, devo dirlo: incontrare Maccio Capatonda e capire insieme a lui perché non si possano avere tante commedie in un festival come quello di Venezia è stato intenso, anche perché mi ha tenuto lo zainetto per tutto il tempo perché pesava tanto. Grazie Maccio.

Il punto raggiunto insieme a lui e ascoltandolo parlare con Pannofino e Canova è che la commedia deve essere riconosciuta come genere fondamentale soprattutto dai produttori e dalla critica e non solo come una macchina da soldi. A mio parere il problema sta nel fatto di dover distinguere il film comico dalla commedia: il primo deve far ridere, esagera i personaggi, esaspera i momenti e crea appositamente la gaga, il secondo racconta una storia che provoca un’emozione non necessariamente positiva, si può piangere, si ride, si riflette, questo è il punto.

Proseguiamo con la linea positiva: vi ho parlato ne #ilmiocinema di Anomalisa e non credo debba aggiungere altro: stiamo parlando di un capolavoro ed è stato stupendo riuscire a vederlo. A proposito di questo c’è una piccola storia da raccontare: ero con una mia amica e non avevamo avuto l’accortezza di prendere I biglietti in tempo per la proiezione (di solito non mi servono perché qui ho il pass livello over9000 ma questa volta c’era molta affluenza) e quindi non potevamo entrare. Sconsolato mi aggiro intorno al red carpet e due ragazzi che figurerò qui come due angeli scesi dal cielo con le loro ali spiegate e il sole in controluce che li disegna, si avvicinano e mi chiedono un’intervista. Io ero abbattutto e loro mi chiedono perché, io rispondo e loro tirano fuori due biglietti in più per il film.

STO IN FISSA.

Entro, godo, vedo il film e faccio un applauso lungo 8 minuti a lui, quello che vedete in foto, quello con i capelli ricci, Charlie Kaufman.

Davvero, grazie genio pazzo.

E siamo a 2, come concludere la giornata in bellezza? Documentario su Brian De Palma. Lui che ormai settantenne sorride e ripensa alla sua carriera e racconta ogni suo film da un punto di vista intimo. Ho apprezzato il suo discorso in vari momenti, mi trovo d’accordo con la maggior parte delle cose che dice e soprattutto ho realizzato che un fallimento (lui ne ha avuti parecchi) non vuol dire mai fine certa.

Dopo una frittura di pesce con gli amici di Bestmovie, Elia e Mauro Uzzeo (ciao Mauro) vado a letto e devo dire che qui effettivamente mi sto divertendo molto.

Grazie a tutti voi, come sempre.

Per tutti gli aggiornamenti su Venezia 2015, clicca qui
Per seguire la mostra di Claudio Di Biagio, clicca qui

Nella nuova puntata di Breaking Pop, l’incontro tra Claudio Di Biagio e Maccio Capatonda:

© RIPRODUZIONE RISERVATA