Il MCU continua a non capire Hulk, e Spider-Man: Brand New Day ne è la conferma
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Il MCU continua a non capire Hulk, e Spider-Man: Brand New Day ne è la conferma

L'apparizione di Bruce Banner nel nuovo film con Tom Holland alimenta il dibattito: per molti fan il Marvel Cinematic Universe continua a non rendere giustizia alla vera natura di Hulk

Il MCU continua a non capire Hulk, e Spider-Man: Brand New Day ne è la conferma

L'apparizione di Bruce Banner nel nuovo film con Tom Holland alimenta il dibattito: per molti fan il Marvel Cinematic Universe continua a non rendere giustizia alla vera natura di Hulk

Spider-Man: Brand New Day apre un nuovo e importante capitolo per la storia di Peter Parker ma, secondo molti fan, conferma anche uno dei problemi più evidenti del Marvel Cinematic Universe: il modo in cui continua a rappresentare Hulk. L’apparizione di Bruce Banner nel film, infatti, ha riacceso il dibattito su un personaggio che da anni viene considerato uno dei più sacrificati dell’intero franchise.

Pur introducendo nuovi protagonisti e importanti sviluppi per l’universo Marvel, il film sembra infatti riproporre una visione di Hulk che, secondo molti appassionati dei fumetti, non rende giustizia alla complessità psicologica del personaggio.

L’ultima apparizione significativa di Bruce Banner risaliva a She-Hulk: Attorney at Law, dove il personaggio aveva ormai raggiunto la forma di Smart Hulk, una fusione tra l’intelligenza dello scienziato e la forza del Gigante di Giada già introdotta in Avengers: Endgame. In Spider-Man: Brand New Day, però, Bruce torna nelle vesti di professore alla Empire State University e sorprende il pubblico mostrando nuovamente un inibitore al braccio, dispositivo che gli impedisce di trasformarsi in Hulk. Una scelta che il film non spiega e che ha alimentato numerose discussioni tra gli spettatori.

Secondo molti fan, il vero problema non è tanto il ritorno dell’inibitore quanto il modo in cui il MCU continua a raccontare il rapporto tra Bruce Banner e Hulk. Nei film, infatti, il Gigante Verde viene spesso descritto come una presenza incontrollabile, quasi un mostro da reprimere o da tenere sotto controllo. Nei fumetti Marvel, invece, la situazione è molto più complessa. Bruce Banner convive con un Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID) nato dai traumi subiti durante l’infanzia: Hulk non rappresenta semplicemente la sua rabbia, ma una delle diverse identità sviluppate dalla sua mente per proteggerlo dalle violenze subite. Questa sfumatura psicologica, fondamentale nelle storie a fumetti, non è mai stata realmente approfondita dal MCU, che continua a riferirsi a Hulk come “l’altro” o “l’altro ragazzo”, senza affrontare apertamente la natura del rapporto tra le diverse personalità di Bruce.

Nel corso del film Bruce arriva perfino ad avvertire Peter Parker che, nel caso lo vedesse senza l’inibitore, dovrebbe allontanarsi immediatamente. Ancora una volta, Hulk viene presentato come un pericolo da evitare piuttosto che come un personaggio complesso con una propria identità. Successivamente sarà Jean Grey, grazie ai suoi poteri telepatici, a costringere Bruce a trasformarsi durante uno degli scontri finali. Anche in questa occasione Hulk viene utilizzato soprattutto come forza distruttiva capace di aumentare la spettacolarità dell’azione, senza che il film approfondisca realmente il suo conflitto interiore.

Per molti appassionati questa rappresentazione limita enormemente le possibilità narrative di uno dei personaggi più ricchi dell’universo Marvel. Nei fumetti Hulk non è soltanto una creatura dominata dalla rabbia, ma una personalità distinta con caratteristiche, emozioni e motivazioni ben precise, affiancata da altre identità come Joe Fixit o il Devil Hulk. Con Bruce Banner ancora presente nel MCU come uno degli ultimi Avengers originali rimasti, molti fan sperano che i prossimi film decidano finalmente di esplorare la complessità psicologica del personaggio invece di relegare Hulk al ruolo di semplice arma da utilizzare nei momenti più spettacolari della storia.

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Foto: MovieStills

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