La battuta del titolo non è nostra, ma di un certo Ronald Reagan. Così il Presidente americano amava definire la collega (e amica) inglese Margaret Thatcher, militante del Partito Conservatore e per undici anni alla guida del Parlamento britannico (prima e unica donna nel Regno Unito ad aver ricoperto la carica di Primo Ministro). E non a torto. «Never compromise» (Mai scendere a compromessi) era il suo motto. E ora lo slogan che campeggia sul suggestivo poster di The Iron Lady (il film uscirà negli Stati Uniti il prossimo 16 dicembre), con il volto thatcheriano di Meryl Streep che si trasfigura nello skyline dell’austera House of Parliament. È toccato proprio al due volte premio Oscar (per Kramer contro Kramer e La scelta di Sophie) calarsi nei tailleur impeccabili della Lady di Ferro – complice una certa somiglianza fisica –, imitarne il tono di voce perentorio e ripercorrerne l’esistenza, tra pubblico e privato. Partendo da un presente di solitudine e malattia e lasciando spazio ai ricordi in flashback. A dirigerla ancora (dopo il fortunato sodalizio di Mamma Mia!) Phyllida Lloyd.

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