«Il regista è al 50% un folle e al 50% un genio»: farete fatica a dimenticare questo assurdo film del 2009
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«Il regista è al 50% un folle e al 50% un genio»: farete fatica a dimenticare questo assurdo film del 2009

Un viaggio allucinante tra peccato e redenzione che sfida ogni regola narrativa e visiva

«Il regista è al 50% un folle e al 50% un genio»: farete fatica a dimenticare questo assurdo film del 2009

Un viaggio allucinante tra peccato e redenzione che sfida ogni regola narrativa e visiva

Frame dal film Love Exposure di Sion Sono

Il regista è al 50% un folle e al 50% un genio”: basterebbe questa frase per descrivere alla perfezione Love Exposure, film giapponese del 2009 diretto da Sion Sono. Un’opera assurda, provocatoria, esagerata, che dura quattro ore e riesce a tenere incollati allo schermo grazie a una miscela unica di dramma, religione, sesso, culto e vendetta. Difficile da definire, impossibile da dimenticare: è uno di quei film che ti esplode in testa e continua a tormentarti per giorni.

Love Exposure è tutto fuorché convenzionale. Racconta la storia di Yu Honda, un adolescente cresciuto in una famiglia cattolica rigidissima. Dopo la morte della madre, il padre – un prete che ha abbandonato la vocazione – lo obbliga a confessarsi ogni giorno, anche quando non ha nulla da dire. Per non deluderlo, Yu decide di commettere finti peccati, trasformandosi in un piccolo delinquente. Inizia così una discesa delirante in un mondo dove la colpa si intreccia al desiderio e dove tutto è permesso, persino diventare un esperto di fotografia voyeuristica per trovare il proprio spazio nel mondo.

A scombussolare l’equilibrio (già precario) di Yu arriva Yoko, una ragazza misandrica che assomiglia incredibilmente alla Madonna, figura mitica e idealizzata dalla madre del protagonista. Yu se ne innamora perdutamente, ma per avvicinarla è costretto a fingersi qualcun altro: la misteriosa “Miss Scorpion”, il suo alter ego travestito. Da qui in poi il film deraglia – volutamente – in una sequenza di situazioni sempre più folli e surreali, dove l’amore, la fede e il trauma si rincorrono come in una danza disturbante.

Quando tutto sembra andare per il meglio, entra in scena la figura più inquietante del film: Koike, carismatica e spietata leader di una setta religiosa. Approfittando delle fragilità di Yu e Yoko, li manipola e li separa, portando la ragazza a rinnegare tutto ciò che era e Yu a perdere la sua identità. Il risultato è una spirale di violenza psicologica e caos emotivo, narrata con uno stile che ricorda il miglior (o il più disturbante) cinema underground degli anni ’70.

Potrebbero spaventare i 237 minuti di durata, ma Love Exposure non ha nulla della pesantezza dei film “lunghi perché devono esserlo”. Al contrario, ogni scena è carica di energia, ironia, eccesso e poesia visiva. La regia di Sion Sono rifiuta ogni compromesso: alterna ritmi frenetici a momenti intimi, mescola sacro e profano, e riesce a trattare temi serissimi (come il fanatismo religioso, l’abuso emotivo, la sessualità repressa) con una libertà creativa rara nel cinema contemporaneo.

Per molti, Love Exposure resta un capolavoro segreto del cinema giapponese degli anni 2000. Ha ricevuto premi e riconoscimenti nei circuiti festivalieri internazionali, ma non ha mai raggiunto la notorietà mainstream che merita. Non a caso, è un film che sfida lo spettatore, lo provoca, lo trascina in un mondo grottesco eppure incredibilmente umano.

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Fonte: Collider

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