Marco Bellocchio mi sorprende. Iniziare così un #ilmiocinema è presuntuoso, piuttosto anzichenò. Dal signor nessuno che sono io mi permetto di dire questa cosa e vorrei farvi riflettere sulla positività di questa mia affermazione: Bellocchio è considerato uno dei maestri del cinema italiano contemporaneo e io sono completamente d’accordo, ma purtroppo i miei gusti non incontrano quasi mai il suo cinema.

A Venezia 72 riesce a sorprendermi, a 75 anni, come fosse un regista rinnovato e fresco per i miei occhi da spettatore di cinema bello. “Sangue del mio sangue” è una pellicola potente e profonda, autobiografica secondo me, e soprattutto bella.

Il film è diviso in 2: abbiamo 2 linee temporali e capiamo che quello che stiamo vedendo è il racconto un microcosmo, di un mondo chiuso in se stesso e sempre uguale. Bobbio è la città natale del regista e questo film parla di una ragazza del 1600 condannata a confessare al sua impurità e il suo patto con il diavolo solo per permettere al suo amato suicida di essere seppellito in terra consacrata. Un capriccio della famiglia del morto, dunque, costringe la ragazza alle prove più dure per dimostrare la propria innocenza: la prova dell’acqua, quella del fuoco, quella della reclusione forzata. Niente, il patto con il demonio non viene dimostrato.

Poi nel salto temporale siamo ai giorni nostri e là veniamo a sapere di cosa parli il film.

Non posso dirvi quale sia l’argomentazione principale della linea temporale presente in quanto vi priverei di un elemento non realistico che rende il film veramente interessante. Quello che mi è piaciuto molto infatti è stata la capacità di Bellocchio di calarsi in una storia vera, in cui ha messo molto della sua storia e della sua famiglia ma con l’intenzione di far uscire fuori una vicenda sognante, decadente, romantica.

C’è la figura di un conte, interpretato magnificamente da Roberto Herlitzka, che gestisce interamente la linea temporale presente, lui rappresenta nella mia opinione, lo specchio del regista nella sua vita. Bobbio è il microcosmo asfissiante di una vita passata a cercare di creare storie per fuggire da quel luogo.

E il film continua a sorprendere con gli altri personaggi che vengono introdotti: abbiamo due sorelle uguali e illibate che ospitano Don Federico Mai, nella linea temporare del passato, si muovono sempre insieme, pensano allo stesso modo, vivono da sole da molto tempo in una casa enorme, servono queste figure a rendere il racconto più fantastico, lasciandolo però vivere nel realismo, così la figura del matto di Filippo Timi, nella linea temporale del presente, una sorta di scemo del villaggio che rappresenta in un’unica figura tutto ciò che di irrazionale e “divertente” ci sia nella tristezza di Bobbio; lui si preoccupa di aver riconosciuta la sua insanità mentale rispetto a quella fisica, come a dare importanza e peso ad una mancanza intellettiva, come fossimo fieri di non essere in grado di pensare.

Non aggiungo altro, è un film da scoprire, lento al punto giusto, con tratti fotografici, in particolare nella linea temporale del passato, molto precisi e di gusto. La regia è di Bellocchio e si vede, siamo su uno stile attento e intelligente, elegante e mai scontato, da grande regista fa riconoscere il suo tratto.

È una storia questa che dimostra come a volte l’uomo insistendo sull’innocenza tiri fuori il male assoluto da essa.

Buon film, ottima idea, profonda richiesta di attenzione.

Leggi la recensione di Sangue del mio sangue del direttore di Best Movie Giorgio Viaro
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