Tra i film e i libri di Harry Potter esiste da sempre una distanza fatta di tagli, accelerazioni e scelte di adattamento. Nulla di sorprendente, considerando che portare sullo schermo un’intera saga letteraria significa inevitabilmente decidere cosa sacrificare e cosa invece rendere centrale. Il primo film, Harry Potter e la Pietra Filosofale, resta probabilmente uno degli adattamenti più fedeli dell’intera serie cinematografica, anche perché il romanzo d’esordio di J.K. Rowling era meno voluminoso rispetto ai capitoli successivi. Eppure, anche lì, qualcosa è rimasto fuori. Non dettagli qualsiasi, ma piccoli tasselli capaci di cambiare la percezione di personaggi che, molti anni dopo, avrebbero rivelato un peso ben più grande nella storia.
È proprio qui che la nuova serie HBO dedicata a Harry Potter potrebbe giocare una delle sue carte più interessanti. Non soltanto rifare ciò che il cinema ha già fatto, ma ricucire alcuni strappi tra pagina e schermo, recuperando passaggi che i film hanno eliminato o trasformato. Il caso di Pix, il poltergeist completamente assente dalla saga cinematografica, è uno degli esempi più citati dai fan e per la loro gioia comparirà davvero nella serie. Lo stesso vale per il primo incontro tra Harry e Draco Malfoy, che nel libro avviene già da Madama McClan, prima dell’arrivo a Hogwarts, oppure per la menzione di Sirius Black nel primo capitolo, quando Hagrid rivela a Silente che la motocicletta usata per portare il piccolo Harry a Privet Drive gli è stata prestata proprio da lui. Ma tra i dettagli più significativi dimenticati dal film ce n’è uno che riguarda Severus Piton e che meriterebbe davvero di tornare nella nuova versione televisiva: la prova delle pozioni posta a protezione della Pietra Filosofale.
Nel film del 2001, il percorso finale di Harry, Ron ed Hermione verso la Pietra passa attraverso alcune prove rimaste ormai iconiche: Fuffi, il cane a tre teste; il Tranello del Diavolo; la partita a scacchi vivente; il confronto conclusivo con Raptor e Voldemort. Nel romanzo, però, la sequenza è più articolata. Oltre agli ostacoli creati dagli altri insegnanti, c’è anche quello preparato da Piton: un enigma logico basato su sette bottiglie di pozione, una pergamena con indizi da interpretare e due barriere di fuoco, una nera e una viola, che impediscono di andare avanti o tornare indietro. La particolarità della prova è che non richiede forza, incantesimi spettacolari o coraggio fisico. Richiede logica. Hermione capisce subito che non si tratta di magia, ma di ragionamento puro: bisogna dedurre quale bottiglia permetta di avanzare, quale consenta di tornare indietro e quali invece contengano veleno o semplice vino. È un passaggio importante perché permette a Hermione di brillare non solo come studentessa brillante, ma come mente analitica capace di salvare la situazione in un modo che molti maghi adulti, forse troppo abituati alla magia, non avrebbero saputo affrontare.
Ancora più interessante è il fatto che la prova sia stata ideata proprio da Piton. Nel primo libro, Harry è convinto che il professore di Pozioni sia il vero nemico, l’uomo che sta cercando di rubare la Pietra. L’enigma, invece, dice qualcosa di più sottile: Piton partecipa alla protezione dell’oggetto insieme agli altri insegnanti e costruisce una trappola raffinata, fredda, quasi perfettamente in linea con il suo carattere. Non è una prova spettacolare, ma mentale. Esattamente come farà Piton per tutta la saga. Il film ha probabilmente eliminato questa scena per ragioni di ritmo. Un enigma letto e risolto a voce rischiava di rallentare il climax finale, soprattutto in un adattamento pensato anche per un pubblico molto giovane. Una serie, però, avrebbe molto più spazio per restituire quel momento. E recuperarlo non significherebbe soltanto aggiungere una scena tagliata: significherebbe anticipare, con grande eleganza, la natura ambigua di Piton. Un uomo che Harry sospetta, teme e detesta, ma che sta comunque contribuendo a difendere la Pietra.
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Proprio la prima lezione di Pozioni offre un’altra curiosità che la serie potrebbe valorizzare. Quando Piton interroga Harry chiedendogli: «Che cosa otterrei se aggiungessi radice di asfodelo in polvere a un infuso di assenzio?», la scena sembra soltanto il modo più crudele per mettere in difficoltà un ragazzino appena arrivato a Hogwarts. Riletta alla luce dell’intera saga, però, quella frase assume un possibile significato nascosto. L’asfodelo è legato al giglio, quindi a Lily, mentre nel linguaggio dei fiori rimanda al ricordo oltre la tomba o al rimpianto che segue nella morte; l’assenzio è invece associato all’amarezza e al dolore. Una domanda apparentemente scolastica, dunque, può essere letta come il primo indizio del rimorso di Piton per la morte di Lily Potter. Un dettaglio minuscolo, quasi invisibile. Ma in Harry Potter, spesso, sono proprio i dettagli dimenticati a raccontare tutto.
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