«I soliti Idioti? Non ho visto il film, quindi non posso giudicare, ma gli sketch mi fanno ridere…». Mentre i giornalisti lo incalzano in cerca di scoop, Luca Argentero disinnesca le polemiche con grande senso pratico: «Tutto quello che arriva in sala è meritevole di rispetto. È talmente difficile produrre, creare e confezionare un film, e poi portarlo sugli schermi, che quello che riesce a intercettare il gusto del pubblico è meritevole di stima».

Incontriamo Luca (ormai da tempo amico di Best Movie, di cui è anche un prezioso blogger) a margine della conferenza stampa milanese di Lezioni di cioccolato 2. Una commedia romantica ancora una volta targata Cattleya, in cui riprende il ruolo di Mattia Cavedoni, architetto e cioccolataio in erba, a fianco stavolta di Nabiha Akkari (già protagonista femminile in Che bella giornata), che interpreta la figlia dell’altro protagonista della “saga”, Kamal (Hassan Shapi). Tra i due, nonostante le resistenze del padre, scoccherà puntuale la scintilla.

Luca ha raccontato il backstage del film nel numero di Best Movie ora in edicola, e quindi sfruttiamo questo incontro per approfondire, oltre al suo personaggio nel film, anche la sua visione della realtà produttiva italiana. Nella quale pare tra l’altro sia sul punto di entrare da protagonista, con un nuovo brand indipendente:

Best Movie: Partiamo dal tuo personaggio in Lezioni di Cioccolato: Mattia ha in libreria tutti i fumetti di Tex, rigorosamente in ordine, e ne è gelosissimo. Idem per la Playstation. Vale anche per te?
Luca Argentero: «Per quanto riguarda i fumetti, anch’io li colleziono. Anzi, in realtà li collezionavo, quando ero più giovane. Ho tutti gli originali di Dylan Dog, dall’1 al 100. La Playstation ce l’ho, e la utilizzo, ma meno maniacalmente di Cavedoni. Mia moglie lo sa, le ho detto subito: “non mi toccare la Playstation”. Anche perché me la spegne male, stacca direttamente la spina dietro! [ride] In realtà da quando sono sposato la disponibilità di tempo è drammaticamente scesa. Poi quando hai un figlio e crescono abbastanza, quella è una scusa meravigliosa per rimettersi a giocare».

BM: Oggi in Italia il grosso della produzione cinematografica si divide tra comicità da avanspettacolo, di lunga tradizione, come quella di Boldi e De Sica; fenomeni che vengono dalla TV e dalla rete come I soliti idioti; e una commedia più europea, sdoganata principalmente da Brizzi. Tu, da attore, come scegli i copioni?
LA: «La possibilità di scelta è meno reale di come può sembrare. Non essendoci in Italia una vera e propria industria, non è che ricevo venti copioni al mese e posso permettermi di scegliere quello che preferisco. In questo momento la mia grossa fortuna è di avere un rapporto di collaborazione con Cattleya che andrà avanti ancora almeno un anno, e loro sono garanzia di qualità. La loro linea editoriale è quella di affrontare la commedia attraverso temi un po’ più densi della media e una confezione di una certa eleganza, un po’ come faceva la Working Title negli anni ’90».

BM: È vero che ora ti vuoi dedicare anche alla produzione?
LA: «Sì. Da aspirante produttore il problema principale è che si è perso il canale indipendente. Non esiste un reale circuito alternativo: le produzioni nascono e muoiono con il primo film, perché tentano di finanziarsi con i metodi tradizionali – finanziamento pubblico, finanziamento privato, tax credit – e poi però si scontrano con l’ostacolo distributivo. Poche copie, pochi incassi, pochi diritti TV. Sfruttando invece una nuova generazione sia professionale, – e ti parlo di sceneggiatori, attori, registi giovani e molto promettenti – che tecnologica, digitale, che lavora con camere leggere e maneggevoli, che sa che il low budget non è un paletto ma uno stimolo creativo, allora si può trovare una direzione in cui vale la pena investire. E in cui io vorrei investire con la mia casa di produzione».

BM: Che tipo di storie vorresti raccontare, o finanziare?
LA: «Beh, da questo punto di vista bisogna essere un po’ cinici. Per essere low budget, bisogna scrivere low budget. Unità di spazio e di tempo, unità di luogo, pochi personaggi. Devono essere visti come stimoli, non come paletti. Il cinema di genere si presta molto bene, e mi viene in mente Saw l’Enigmista, il primo. Oppure il cinema di derivazione teatrale, come Carnage. Bisogna coltivare delle piccole idee che poi si possono trasformare in qualcosa di più grande, man mano che si riescono a macinare progetti. Certo, riuscire ad esistere al di fuori dei canali della grande distribuzione resta complicato».

BM: Ora ti stai dedicando anche alla TV. Come va la tua avventura alle Iene? È difficile condividere lo spazio con un “animale da palcoscenico” come Brignano?
LA: «Grazie a Dio c’è Enrico, che è sì un accentratore, ma in compenso si porta sulle spalle gran parte della riuscita dello show, il che è un notevole alleggerimento per me. Considero l’avventura de Le Iene un’incursione, un regalo che mi sono fatto per togliermi delle curiosità. Non è un cambio di direzione, è più un colpo di matto».

BM: Tecnicamente cambiano molto le cose rispetto al cinema?
LA: «In realtà ho tremendamente sottovalutato quello che stavo per fare… Primo perché l’affetto popolare per quella trasmissione è incredibile, molto radicato nel pubblico, e l’impatto che ha sulle persone va rispettato. E poi ci sono dei cambi netti rispetto al cinema. Per esempio quando giri un film guardare in macchina è un errore, in TV tutto il contrario. Insomma, ero curioso di vedere come funzionava anche quel “circo”. Questa curiosità me la sono tolta e… credo che ora… [ride] …tornerò ai lidi che conosco meglio e che mi fanno sentire più al sicuro».

BM: A proposito di televisione: segui i serial americani?
LA: «Ho avuto una grandissima stagione di passione per il genere un paio di anni fa, ma poi mi sono fermato a Mad Men. Ora sono curioso di scoprire The Walking Dead».

BM: Per finire, a cosa si riferisce la T-shirt che indossi? (Luca porta sotto la giacca una maglietta blu con l’indirizzo URL di un sito Internet, NdR)
LA: «Questo è un piccolo sogno, un’avventura con un compagno di università. È un work in progress, e non posso dire troppo. C’è un sito, per ora, www.1caffe.org, dove si invita a iscriversi a una newsletter che poi spiegherà tutto. È comunque un’iniziativa benefica, che potrebbe consentire di iniziare la giornata in un modo diverso…». (Foto Getty Images)

© RIPRODUZIONE RISERVATA