Per tutti, lui è il “Freddo” di Romanzo Criminale – La serie. Spietato criminale armato di uno sguardo malinconico, con questo sfaccettato personaggio Marchioni ha stregato pubblico e critica. Il primo a esserne sorpreso, senza falsa modestia, è proprio lui: «Ancora oggi mi meraviglio quando mi chiedono un autografo. Il successo arriva quando meno te lo aspetti ed è molto più grande di te, ma non sono preoccupato di rimanere intrappolato in quel ruolo. Dopo 20 sigarette sono contento del mio percorso come attore e anche se per il grande pubblico dovessi rimanere il Freddo, vuol dire che l’ho fatto nel migliore dei modi».
Classe 1975, una formazione teatrale alle spalle, una lieve balbuzie tenacemente addomesticata e una passione per la scrittura (poesie, monologhi e una rubrica su Leggo «a cui tengo moltissimo, alla fine sono un giornalista mancato»), nei prossimi mesi lo vedremo in due film: Scialla! e Cavalli (entrambi selezionati per il Festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano).
Nell’attesa di ritrovarlo sul grande schermo, abbiamo raggiunto Vinicio Marchioni al telefono per chiacchierare con lui della sua carriera e dei suoi progetti. (Foto Kikapress)

Best Movie: In questi ultimi mesi sei stato occupato sul set di Cavalli. Cosa ci puoi raccontare di questo film e del tuo personaggio?

Vinicio Marchioni: Si tratta di un’opera prima, è ambientata alla fine dell’800 e racconta la storia di due fratelli che vivono in mezzo alle montagne. Alla morte della madre, il padre regala a ognuno di loro un cavallo: sarà proprio attraverso questi animali che i due giovani inizieranno un percorso di crescita. Un film coraggioso, di cui sono contentissimo. Quattro mesi di lavorazione decisamente complicati. E poi anche i cavalli, sul set, hanno il loro carattere…Ma ne è valsa assolutamente la pena.

BM: Un progetto coraggioso sostenuto da un produttore coraggioso come Gianluca Arcopinto.

VM: Sì. Anche se il film è coprodotto da Rai Cinema, in condizioni normali ci sarebbero voluti almeno il doppio dei soldi; solo il grande coraggio e la grande intelligenza di Arcopinto hanno permesso di realizzarlo in queste complicate condizioni. Cavalli è un davvero un film “autonomo” rispetto all’attuale panorama, ne sono molto contento. Tra le altre cose, con Arcopinto ho preso parte a un documentario realizzato da un regista napoletano (Sandro Dionisio) che esplora il tema dell’immigrazione. Ad affiancare la parte documentaristica vera e propria, io recito un lungo monologo in cui interpreto un “trova cadaveri” della Camorra, un criminale senza scrupoli molto più odioso, razzista e cattivo del Freddo.

BM: L’altro film in cui ti vedremo nei prossimi mesi è Scialla!, film in cui dividi la scena con niente meno che Fabrizio Bentivoglio…

VM: Non conoscevo personalmente Fabrizio ed è stata una rivelazione sia professionale che umana. Al suo fianco, avevo sempre la sensazione di essere in “over acting” perché lui, rispetto a te, è di un’essenzialità, di una precisione e di una naturalezza spaventosa. In Scialla!, la mia è una piccola partecipazione, ma qui mi sono divertito a prendere in giro il ruolo del Freddo interpretando una specie di malavitoso con la grande passione per il cinema e la pittura. Un uomo ignorantissimo che però, tanto per dirne una, fa vedere ai suoi scagnozzi i film di Truffaut…

BM: Il personaggio del Freddo è quello che ti ha dato la notorietà: su Facebook ci sono decine di fan-page, per strada ti riconoscono. Un personaggio popolare nel vero senso del termine. Cosa ha rappresentato per te questo ruolo?

VM: La serie di Romanzo criminale è stata la prima cosa importante che ho fatto. Davvero non mi aspettavo quello che poi è accaduto. Il primo passo è stato quello di rimanere con i piedi per terra e cercare di proteggermi. Perché è reale quello che mi dicevano che il successo arriva quando meno te lo aspetti ed è molto più grande di te. Dopodiché, la preoccupazione di essere riconosciuto unicamente per quel ruolo, in realtà, riguarda solo il grande pubblico. Nel senso che gli addetti al lavoro, i produttori, i casting, i registi ti apprezzano per il tuo lavoro nel complesso. E se anche per il grande pubblico dovessi rimanere il Freddo vuol dire che l’ho fatto nel migliore dei modi. Del resto anche un grande attore come Michele Placido è stato per anni il commissario Cattani della Piovra.

BM: Finora hai preso parte solo a opere prime. Tra i registi più affermati, invece, con chi ti piacerebbe lavorare?

VM: Con molti. Il primo è sicuramente Paolo Sorrentino, un regista che ha delle doti impressionanti. Da quello che scrive e dalle poche volte in cui ci siamo incrociati, si capisce che è una persona da cui traspare una sensibilità unica. E questo è fondamentale. Come attore, finora, ho sempre cercato di non prescindere dall’aspetto umano. Credo infatti che un film debba nascere da un incontro intellettuale, di anime, di sensibilità tra un attore ed un regista. Anche per questo cerco di essere il più parsimonioso possibile nelle mie scelte professionali.

BM: E infatti in una recente intervista hai detto che una carriera si costruisce più con i “no” che con i “sì”.

VM: Per me fare l’attore è un mestiere antico, qualcosa che ha a che fare con l’artigianato, la tradizione. Per questo faccio ancora fatica a partecipare a delle esperienze prettamente commerciali. Non voglio dire che odio la televisione o la fiction, ma, per il tipo di persona e di attore che sono io oggi, mi piace pensare che per fare un film sia necessario conoscersi, avere stima reciproca e un terreno comune di confronto.

BM: La musica ha un ruolo importante nel tuo lavoro, hai partecipato anche ad alcuni videoclip (dai Baustelle a Mambassa). È vero che la usi anche per costruire i tuoi personaggi?

VM: La musica è fondamentale, la uso moltissimo: credo che ogni personaggio porti con sé un tipo di musicalità, di ritmica e un’atmosfera. Per Cavalli ho usato tutto quanto il folk americano da Bob Dylan in giù e per Scialla ho cercato la leggerezza degli stornelli romaneschi. Sono cose che, riguardandole sullo schermo, nemmeno te ne rendi conto perché fanno parte di uno studio molto privato all’interno della costruzione di un personaggio.

BM: Nel 2012, tornerai a Teatro con Un tram chiamato desiderio.

VM: Avevo voglia di tornare nei luoghi dove avevo cominciato. E poi se un attore come Al Pacino, a più di 70 anni, continua ad alternare cinema e teatro, una ragione ci sarà. Credo che il teatro sia la più grande palestra per un attore e anche un modo per ritirarsi in un ambiente più piccolo e ritornare a studiare i meccanismi di questo mestiere lontano dai festival, dai riflettori e da tutto quell’indotto che il cinema ha e che dopo un po’ può farti anche perdere di vista le reali motivazioni per cui hai cominciato.

BM: Nel corto Cuore di Clown sei un pagliaccio che non riesce a far ridere. Ci sarà mai un ruolo comico nel futuro di Vinicio Marchioni?

VM: Me lo auguro moltissimo, davvero. Diverse proposte sono già arrivate; sto aspettando la commedia giusta e magari di riuscire a lavorare con Carlo Verdone, uno dei più grandi attori comici. Ci terrei particolarmente a fare una commedia perché credo che riuscire a far sorridere il pubblico sia una qualità che un attore debba avere nel proprio carnet.





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