«Sono appena arrivato nel punto più profondo dell’Oceano. Toccare il fondo non è mai stato così bello. Non vedo l’ora di condividere con voi quello che sto vedendo». Sono queste le prime parole scritte da James Cameron tramite il suo canale twitter, una volta toccato il fondo della Fossa delle Marianne, 10,898 metri di profondità nel Pacifico, a bordo di un batiscafo monoposto.

Il regista di Titanic (che uscirà in versione 3D il 6 aprile) e di Avatar, noto per la sue grandi sfide cinematografiche, anche questa volta si è reso protagonista  di un’impresa “titanica”: è il primo uomo ad aver raggiunto da solo, con un piccolo sottomarino, la depressione oceanica più profonda al mondo.

Cameron ha esplorato per diverse ore le fosse, per riportare immagini in grado di far «conoscere meglio questa parte largamente sconosciuta del pianeta», nell’ambito della spedizione Deepsea Challenge. Si calcola che sul fondo del Pacifico ci siano 750mila specie marine non ancora catalogate dalla scienza, tre volte in più di quelle che si conoscono e, grazie al supporto del National Geographic, il regista raccoglierà campioni per lo studio di biologi e geologi.

Il sommergibile è stato progettato da Cameron e dal suo team negli ultimi sette anni, ed è in grado di calarsi nelle profondità alla velocità di 150 metri al minuto. Numerose, inoltre, le cineprese 3D che equipaggiano il batiscafo e che hanno ripreso ogni minuto della spedizione.

Nelle scorse settimane il regista aveva compiuto un viaggio di prova alla profondità di 8mila metri, nei pressi di Papua Nuova Guinea. Dopo il test Cameron aveva spiegato le difficoltà dell’impresa, legate principalmente alla forte pressione.

Prima del regista sono riusciti a scendere a tale profondità solo l’ingegnere svizzero, Jacques Piccard, insieme al capitano della Marina degli Usa, Don Walsh. Avvenne nel 1960, quando i due rimasero immersi circa 20 minuti.

Il National Geografic diffonderà al pubblico le analisi della spedizione a gennaio del 2013.

Qui sotto potete vedere una foto e il primo video rilasciato:

http://www.youtube.com/watch?v=R1jqVbJhYGo&feature=player_embedded

Fonte: National Geographic

 

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