Dall’Argentina si alza una voce contro Hollywood. È quella di John Landis, regista di film cult quali Animal House, Blues Brothers e Una poltrona per due, che dal Mar Del Plata Film Festival si scaglia contro il sistema cinematografico moderno: «Gli Studios di oggi sono solo suddivisioni di grandi multinazionali: Time Warner, British Petroleum, Sony… sono delle fottute nazioni, giganti internazionali che non pagano le tasse! È ridicolo, non sanno come fare per portare pubblico in sala così puntano sul 3D e su tutte queste cavolate!». Parole toste, in linea con quanto già espresso in passato da colleghi come Steven Spielberg, George Lucas e David Lynch. «Io ho iniziato a fare film negli anni ’70, per quelli che erano i veri Studios. Ora è molto comune spendere più soldi per vendere un film piuttosto che per realizzarlo. Quello che non si capisce è che non è importante l’idea, quanto come la si sviluupa. Continuano a fare remake e sequel perché sono dei brand, come la Coca Cola. Fanno remake perché sfruttano titoli già venduti in passato. È tragico per me vedere che i remake e sequel di un film come Non aprite quella porta di Tobe Hooper abbiano incassato di più dell’originale».

L’arringa continua: «Quando diressi Animal House, sapevo a chi appartenevano le major. Ora non saprei dirvi chi possiede queste compagnie. Non c’è nessuno che si prende più rischi, perché ora in ballo c’è troppo. Non sono così vecchio, ma molti dei miei film cominciavano a guadagnare più soldi dalla seconda o terza settimana, perché sfruttavamo quello che si chiamava passaparola. Adesso, se non incassi in due giorni sei fottuto».
Landis ha poi toccato il tema della pirateria: «Portali come YouTube, Google e Yahoo sono come dei vampiri, rubano proprietà intellettuali. La gente crede che scaricare qualcosa gratis non significhi rubare, ma non è così. Prima quando scrivevi un libro era solo tuo, ora sei continuamente derubato. E non ho soluzioni a questo problema».

Una speranza per il sistema, comunque, c’è ancora: «Fortunatamente, film di qualità ci saranno sempre. Però è sempre più difficile vederli, perché gli Studios non sono interessati a fare film di questo tipo, ma a creare qualcosa che porti più pubblico possibile in sala. Quindi ti ritrovi con film come Avatar e Gravity, bellissimi da vedere. Ma seriamente, sono davvero bei film? No! Solo puro spettacolo». L’unico contesto in cui, secondo Landis, si prendono ancora rischi è quello televisivo, «pieno di ottimi spunti». Ma la conclusione è ancora al vetriolo: «È cambiato tutto, Steve Jobs ha rovinato il mondo della musica perché ha deciso che una canzone dovesse essere venduta a 20 centesimi. Boom, tutto distrutto. Non ci sono cattivi, solo che ormai tutte le decisioni sono figlie della paura».

Fonte: The Hollywood Reporter

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