Jon Hamm nei panni di Bruce Wayne? Ecco come sarebbe!

È seduto sul divano della sua suite. Entro e si alza. Non capita spesso. La maggior parte degli attori non conosce le buone maniere, ma Jon Hamm è un gentleman. E il suo trascorso nella buona società degli anni Sessanta, frequentata sul set di Mad Men, non c’entra. «Sono nato a Saint Louis, nel Missouri e, da vero uomo del Sud, ho un forte senso dell’educazione e delle buone maniere». 

L’occasione per incontrare Jon Hamm è data dall’action movie Baby Driver – Il genio della fuga (nelle sale italiane dal 7 settembre), di Edward Wright, il regista di Scott Pilgrim vs. the World, che per una ventina d’anni ha coltivato il progetto di fare un film interamente costruito su una colonna sonora e solo oggi è riuscito a realizzarlo. Baby (Ansel Elgort), il protagonista, guida l’auto di una banda di criminali. Ha un acufene e per non esserne infastidito vive con la musica altissima sparata negli auricolari. 

Fanno parte della banda criminale, il cui capo è Kevin Spacey, Jamie Foxx, Lily James e, appunto Jon Hamm. Il suo personaggio è Buddy, un cocainomane che rapina banche per permettersi la droga. «Ma anche il contrario, usa la droga per avere il coraggio di rapinare le banche». 

Uno stile di vita piuttosto distruttivo.
«Sì, e proprio per questo è stato divertente interpretarlo. Don Draper non era cattivo, aveva dei conflitti ma, nel bene o nel male, era l’eroe di quella storia, Buddy non è invece l’eroe di questa. Il suo stile di vita è piuttosto difficile da sostenere». 

Il vizio di Don Draper erano le sigarette e il whisky, quello di Buddy la cocaina, Jon Hamm che vizio ha?
«Il caffè. Lo vedi questo termos? È il migliore al mondo, non me ne separo mai. Non perde e non raffredda il contenuto. Il caffè, qualsiasi tipo di caffè, deve essere sempre caldo per essere buono. Prima del caffè avevo le sigarette, ma ho smesso dieci anni fa, quando facevo l’insegnante. Non mi manca l’alito di portacenere e i vestiti che puzzano di fumo, ma mi manca il gesto e Mad Men non mi ha aiutato a dimenticare quella gestualità».

Hai fatto l’insegnante dunque?
«Insegnavo al doposcuola delle elementari. Ho fatto anche il cameriere. Quando studi per diventare attore non t’insegnano una cosa fondamentale: a fronteggiare il massiccio ammontare di porte in faccia che ti toccherà prendere. Dovrebbero farlo, bisogna sviluppare resistenza».

Leggi l’intervista completa su Best Movie di settembre, in edicola dal 29 agosto.

Foto: ©Getty Images

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