«La gente soffre, nessuno lavora»: Spike Lee presenta Highest 2 Lowest a Cannes 2025 e denuncia la crisi dell’industria cinematografica americana
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«La gente soffre, nessuno lavora»: Spike Lee presenta Highest 2 Lowest a Cannes 2025 e denuncia la crisi dell’industria cinematografica americana

Il regista presenta fuori concorso il suo nuovo thriller urbano, reimmaginazione di Kurosawa tra Bronx, rap e conflitti sociali

«La gente soffre, nessuno lavora»: Spike Lee presenta Highest 2 Lowest a Cannes 2025 e denuncia la crisi dell’industria cinematografica americana

Il regista presenta fuori concorso il suo nuovo thriller urbano, reimmaginazione di Kurosawa tra Bronx, rap e conflitti sociali

A quattro anni dall’incidente diplomatico che lo rese virale — l’annuncio anticipato della Palma d’Oro a Titane nel 2021Spike Lee è tornato a Cannes con il suo consueto mix di energia, schiettezza e passione politica. Questa volta per presentare fuori concorso Highest 2 Lowest, un thriller teso e vibrante che reinterpreta High and Low di Akira Kurosawa e lo trasporta nella New York del presente, tra hip hop, media tossici e disuguaglianze strutturali.

Accolto con una standing ovation di cinque minuti e mezzo, il film ha anche segnato il ritorno sul red carpet di Denzel Washington premiato a sorpresa con una Palma d’Oro onoraria — e la presenza a sorpresa di Rihanna, venuta a sostenere il compagno A$AP Rocky, tra i protagonisti della pellicola.

In conferenza stampa, Spike Lee ha subito mostrato di non aver perso il suo gusto per la provocazione: «Niente cazzate oggi», ha detto con una risata, alludendo all’errore del 2021. Ma quando si è trattato di affrontare temi più seri, ha parlato senza filtri: «Non so quanto possiamo parlare di valori americani, considerando chi è il presidente». Il riferimento all’ex presidente Donald Trump — che ha proposto un dazio sui film girati fuori dagli Stati Uniti — è arrivato più volte, anche se mai esplicitamente nominato.

«La mia compagna mi ha detto: “Spike, stai attento a quello che dici!”», ha ammesso, «ma la verità è che la gente sta soffrendo. Nessuno lavora più». Lee ha difeso il ruolo dei social media, spesso demonizzati, ribaltando il problema: «Non è lo strumento, è l’uso che se ne fa. Hanno detto lo stesso del cinema, dei videogiochi, della televisione…».

Il film, scritto da Lee e William Alan Fox, segue la storia di David King (Washington), magnate dell’industria musicale coinvolto in un rapimento che prende una piega imprevista: il figlio che viene rapito non è il suo, ma quello del suo autista (Jeffrey Wright). Il tutto si gioca sullo sfondo di una New York viva e complessa, girata in location autentiche come il Bronx e Yankee Stadium. «Certe cose non si replicano», ha spiegato Lee. «È una questione di energia. Per Do the Right Thing volevano che girassimo a Baltimora. Ma che cazzo… Non se ne parlava nemmeno».

Il discorso si è poi ampliato sulla crisi dell’industria cinematografica statunitense. Wright ha sottolineato come la frammentazione fiscale negli Stati Uniti renda difficile creare un sistema di incentivi nazionale coerente, rispetto ad altri Paesi: «Serve una leadership vera, non giochi politici», ha detto l’attore, reduce anche dal set del nuovo film di Wes Anderson The Phoenician Scheme, anch’esso in concorso a Cannes.

Highest 2 Lowest segna la quinta collaborazione tra Spike Lee e Denzel Washington, dopo Mo’ Better Blues, Malcolm X, He Got Game e Inside Man. «Non ci eravamo accorti che erano passati 18 anni. Sembrava ieri. Ma credo che questa sia l’ultima volta. Cinque film insieme, e sono tutti ancora vivi».

Anche Ilfenesh Hadera — nel ruolo della moglie di Washington — ha raccontato con emozione il legame con il regista: «È la nostra quinta collaborazione anche per me. È qualcosa di speciale». Wright ha invece definito Lee «uno dei custodi dello sguardo nero sull’America, ed è cruciale che quella prospettiva esista oggi».

Il film, prodotto da Apple e A24, vanta un cast eclettico. A$AP Rocky interpreta il rapper Yung Felon, Ice Spice debutta sul grande schermo, mentre Aiyana-Lee — scoperta da Lee su Instagram — firma ed esegue la title track in una delle sequenze più forti del film. «Oggi puoi trovare talento ovunque, non devi più essere per forza essere a L.A. o New York», ha detto il regista.

Non poteva mancare un riferimento a Fa’ la cosa giusta, presentato esattamente 36 anni prima a Cannes e snobbato dalla giuria del tempo. «Dicevano che avrebbe provocato rivolte, che i neri non sarebbero stati capaci di distinguere la finzione dalla realtà. Era razzismo puro. E nessuno ha mai chiesto scusa. Ma il film è ancora qui. E loro sono ancora degli idioti!».

Foto: Stephane Cardinale – Corbis/Corbis

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