La Mummia è tornata al cinema, ma stavolta in una forma molto diversa da quella che il pubblico ha imparato a conoscere negli anni del grande successo con Brendan Fraser. Il nuovo film prodotto da Blumhouse e Atomic Monster, affidato alla regia di Lee Cronin, riporta questa figura dell’immaginario horror verso territori più oscuri e inquietanti, lontani dall’impianto avventuroso e spettacolare che aveva caratterizzato il reboot del 1999 firmato da Stephen Sommers. In Lee Cronin’s The Mummy, la storia prende una piega del tutto inedita: al centro del racconto non c’è un sacerdote egizio che si risveglia dopo secoli, ma una giovane ragazza ritrovata mummificata, eppure ancora viva, dentro un sarcofago anni dopo la sua misteriosa scomparsa. Un’idea che ribalta il mito classico e lo trasforma in un racconto soprannaturale dai contorni familiari e disturbanti.
È proprio su questo punto che il produttore James Wan ha voluto insistere con maggiore chiarezza, spiegando quale sia la differenza fondamentale tra il nuovo film e quelli con Brendan Fraser. Il produttore ha sottolineato che il progetto non ha alcun legame con la saga avventurosa amata dal pubblico tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, e che la scelta di intitolare il film Lee Cronin’s The Mummy è servita anche a marcare questa distanza. «C’è un altro film della Mummia di cui la gente continua a parlare – ha detto – Continuano a confondere la nostra mummia con quello, e così abbiamo pensato: vogliamo essere molto specifici, che questo non è quel film».
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Wan ha poi chiarito ancora meglio la natura dell’operazione, aggiungendo: «Il nostro è molto specificamente centrato sull’horror, e non abbiamo paura di riportarlo alle sue radici originali. Nei primi tempi, negli anni Trenta, la versione di Boris Karloff era un film horror, giusto? E così volevamo fare una versione moderna di questo particolare marchio di personaggio». Il film arrivato nelle sale italiane da pochi giorni, quindi, è una rilettura pensata come grande intrattenimento d’azione, ma un ritorno alla matrice più cupa del personaggio. Secondo Wan, la sensibilità di Lee Cronin, regista di Evil Dead Rise, era quella giusta per trovare una chiave nuova e riconoscibile: «Per questo ci siamo rivolti a Lee molto presto. Sentivamo che la sua sensibilità fosse il tipo di cosa che stavamo cercando e che avrebbe reso questo unico e diverso».
Il confronto con i film con Brendan Fraser, del quale è in produzione un nuovo capitolo, nasce quasi spontaneo. La trilogia avviata nel 1999 aveva trasformato La Mummia in una macchina d’avventura dal ritmo serrato, più vicina allo spirito di Indiana Jones che a quello dell’horror classico Universal. Il nuovo film, invece, sembra voler percorrere la direzione opposta, puntando sulla tensione, sul mistero e su un immaginario più perturbante. È questa, in fondo, la vera cesura tra le due incarnazioni del mito: da una parte il kolossal avventuroso, dall’altra un horror dichiarato che prova a reinventare la creatura per una nuova generazione di spettatori.
Fonte: CBR
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