«Un viaggio nella parte più oscura della nostra anima, nell’oblio che può albergare in ognuno di noi»: così Alessio Liguori presenta il suo cortometraggio La rete, un thriller di 22 minuti che il ventinovenne regista di Gaeta ha “tessuto” pescando direttamente dalle pagine di cronaca nera e ispirandosi quindi «a fatti nei quali futili motivi hanno armato la mano di insospettabili ai danni di poveri malcapitati». Una sorte che tocca anche a una delle protagoniste de La rete, corto che Liguori ha autofinanziato insieme a Danilo Ronzi (il budget è stato circa 2000 euro) e al quale ha lavorato un team di 35 persone.
Qualche anno dopo il diploma Maria (Marylin Gallo), diventata una brava fotografa, invita una sua ex compagna di classe a passare qualche giorno da lei per farle un servizio fotografico. Quando un ragazzo conosciuto su Internet propone a Maria di incontrarsi, la ragazza ha qualche perplessità: “con tutto quello che si sente in giro…”. Veronica (Michela Bruni, nella foto sopra) però è più impulsiva e si offre di accompagnarla in incognito all’appuntamento. Tutte le paure e i timori di Maria prenderanno tragicamente vita assumendo però una piega davvero inaspettata. In pochi minuti il thriller di Liguori riserva non poche emozioni e colpi di scena, scegliendo di virare anche sull’horror. Un film di genere quindi, in controtendenza con quella che è ormai da anni l’abitudine del cinema di casa nostra: «Mi piace molto il cinema di genere», spiega il regista, «Penso che in Italia non si faccia per due ragioni. Una sono i costi di produzione, ma con una adeguata cultura tecnologica questo è un limite facilmente superabile. L’altra è che si ha paura di rischiare con il nuovo». A sperimentare e “rischiare”, come abbiamo già visto tante volte grazie a questa nostra rubrica dedicata al cinema indipendente, in compenso sembrano interessati però i giovani filmaker che per riuscire a confezionare un film possono contare solo sul loro contagioso entusiasmo, su preparazione e talento, uniti a tanta umiltà e gavetta. «L’esperienza sul campo è a mio avviso la migliore. Ma spesso non basta»,  racconta Liguori, che dopo la laurea al DAMS di Roma ha lavorato soprattutto in campo pubblicitario, «Io ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare prima di frequentare l’Università, ciò mi ha consentito di assimilare con maggiore voracità e curiosità l’offerta formativa che la facoltà proponeva». Ma anche per lui l’obiettivo resta il cinema come dimostra il prossimo progetto che sta portando avanti: «Dopo undici anni di lavoro vorrei realizzare il mio sogno più profondo. Ho conosciuto un bravissimo sceneggiatore, Daniele Cosci, che ha appena terminato la prima stesura di una sceneggiatura. Si tratta di un film bellissimo e ambizioso. É un thriller con un tema di fondo che mi sta molto a cuore. Sarà una strada lunga e tortuosa, ma la perseveranza non ci manca affatto».

(Foto di Roberto Priori)

Qui sotto potete vedere il corto.



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