Immaginate di entrare in un luna park horror e scoprire che ogni attrazione è gestita da un serial killer reale. Immaginate ancora che ognuno di questi assassini abbia un’identità ben definita, uno stile visivo riconoscibile, un backstory inquietante e un proprio modo di uccidere, come fossero supereroi… ma dell’orrore. Benvenuti nel mondo di The Funhouse Massacre, lo slasher uscito nel 2015 che oggi viene riscoperto come il cinecomic dell’orrore che nessuno aveva chiesto, ma che tutti i fan del genere dovrebbero vedere.
A differenza dei classici horror incentrati su un singolo mostro o killer, The Funhouse Massacre osa di più: riunisce sei assassini seriali, ognuno ispirato a un diverso archetipo slasher, in un’unica e feroce carneficina. La storia si apre con l’evasione da un manicomio criminale orchestrata da Miss Quinn, giornalista seducente con un segreto letale. Il suo obiettivo? Liberare cinque tra i più pericolosi killer americani, convincerli a unirsi e nascondersi all’interno di un luna park a tema Halloween… ispirato proprio a loro. Il risultato è un massacro coreografato come un cinecomic malato, dove ogni villain ha la sua “origin story”, il suo stile, la sua stanza personale e il suo modo di uccidere.
Come ogni buon team cinematografico, anche questi killer hanno una loro dinamica di gruppo e una caratterizzazione ben precisa. In particolare, si distinguono:
Rocco il Clown: enorme, silenzioso, mascherato. Un omaggio vivente a Jason Voorhees e Michael Myers, ma con lo stile visivo di un freak da circo.
Dr. Suave: dentista psicopatico e affascinante, a metà tra Little Shop of Horrors e i serial killer carismatici come Ted Bundy.
Animal il Cannibale: un macellaio umano con tratti da Hannibal Lecter e Leatherface.
Mental Manny: un leader settario che controlla le menti come un villain da fumetto, inquietante e manipolatore.
L’Imbalsamatore (Clint Howard): artista dell’orrore specializzato nel trasformare i corpi in trofei.
Miss Quinn / Stitch Face: la mente dietro il massacro, killer con il volto cucito e un ghigno inquietante.
La loro introduzione, affidata alla voce narrante di Robert Englund (storico volto di Freddy Krueger), è costruita come la scena iniziale di un film Marvel: un montaggio di mini-backstory per dare a ognuno una dignità narrativa, come se fossero personaggi di una saga cinematografica condivisa.
Il vero colpo di genio del film è l’ambientazione. Ogni assassino ha una stanza-stand ispirata ai propri crimini, che trasforma il parco divertimenti in un vero teatro della morte. Gli ignari visitatori credono che sia tutto finto, finché non si ritrovano a lottare per sopravvivere in un labirinto splatter.
Questa struttura “a zone” funziona come un videogame a livelli o un film antologico, dove ogni sezione ha un tono e un’estetica diversa, ma tutte contribuiscono allo stesso grande show: una mattanza esagerata e ironica, che mescola horror, comedy e puro gusto del macabro.
Pur senza grandi ambizioni artistiche, The Funhouse Massacre riesce là dove molti horror falliscono: costruisce un universo credibile, pieno di riferimenti e invenzioni, che riesce a far convivere l’omaggio ai classici con un’identità propria. È un film pensato da fan del genere per fan del genere, che prende in giro gli stereotipi senza mai diventare una parodia. Ogni villain è allo stesso tempo caricatura e celebrazione, e proprio come negli Avengers, il bello è vederli tutti in azione, ognuno con il suo stile.
The Funhouse Massacre è un midnight movie furioso e divertente, dove lo slasher incontra il fumetto e il sangue scorre a fiumi. Se siete stanchi delle solite saghe infinite o dei reboot senza anima, questa è decisamente l’alternativa perfetta.
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Fonte: Collider
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