Non solo azione per il 3D. Laura Bispuri (nella foto a sinistra) con Salve Regina ha scelto una storia poetica e piena di contrasti per realizzare un cortometraggio in 3D. Giovane autrice che nel 2010 ha vinto il David di Donatello con il corto Passing Time, Laura Bispuri è ora finalista al premio Solinas con la storia Ivona e Ibrahim, per il premio documentario per il cinema 2010 e ha in progetto di realizzare il suo primo lungometraggio di finzione, come ci ha raccontato in questa intervista:

Best Movie: Come nasce l’idea di girare in 3D?
Laura Bispuri
: Tutto nasce da una proposta del regista Marco Chiarini (L’uomo fiammifero) e da Francesco Alò (critico e direttore artistico della Nuct) di girare un cortometraggio in 3D. All’inizio ero perplessa perché percepivo il 3D come un mezzo invadente. Poi ho pensato ad una storia  da raccontare con un 3D privo di colpi di scena, ma rivelatore di sentimenti. Allora mi è venuta in mente una suggestione: raccontare due corpi che si liberavano nell’acqua. Siamo partiti da quest’ultima idea e da lì abbiamo creato la storia insieme alla mia sceneggiatrice Francesca Manieri.

BM: Come hai lavorato sul 3D?
LB: Ho iniziato a pensare alle diverse modalità di rielaborare il contrasto, lavorando sulla profondità di campo. L’acqua dove si svolge l’azione dei nostri protagonisti permette di avere la percezione di essere dentro di essa.

BM: Che storia racconti con Salve Regina?
LB: Il titolo nasce dalla preghiera dedicata alla Madonna, centro di una processione di zitelle in un paesino di provincia. Ma la storia ha come protagonisti due personaggi incastrati nei loro corpi, Doriana, che ha un corpo ingombrante, e  Attilio che vive su una sedia a rotelle. L’acqua sarà il modo scelto da loro per liberarsi della loro prigionia. Li ho ritratti senza ironia o morbosità. Con delicatezza dando spazio a chi sul grande schermo viene poco raccontato e  utilizzando attori non professionisti.

BM: Da dove nasce la tua passione per la regia?
LB: Sono cresciuta respirando aria di cinema: mio nonno era un famoso attrezzista che ha lavorato con grandi registi del cinema italiano, mentre mio padre è uno scrittore e uno storico del cinema. Loro mi hanno dato le mani e la testa per il cinema. Però la mia è stata una passione scoperta per gioco: avevo 20 anni e mi trovavo in Spagna. Lì ho iniziato a girare con una telecamera e non ho più smesso. Arrivata in Italia ho partecipato ad una selezione al Laboratorio Fandango: eravamo in 806 provenienti da tutta Italia e siamo stati selezionati in 10. Da lì è nato tutto.

Ecco il backstage di Salve Regina

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