È un maestro indiscusso dei manga; ha uno stile inconfondibile ed è un’icona tale da ricevere titoli onorifici di continuo. Solo ultimamente, il governo giapponese nel 2010 lo ha premiato all’Ordine del Sole Nascente, il 23 ottobre 2012 l’ambasciata giapponese in Francia l’ha insignito dell’Ordre des Arts et des Lettres, mentre il 15 febbraio 2013 riceve dai diplomatici cubani a Tokyo un diploma commemorativo per i suoi 60 anni di carriera.

Nella nostra memoria è l’uomo dietro Galaxy Express 999,  Corazzata Spaziale Yamato e Interstellar 5555, anime-musical con colonna sonora dei Daft Punk. Ma soprattutto il creatore dell’indimenticabile Capitan Harlock, che ora torna al cinema nel progetto più costoso e ambizioso mai prodotto dalla Toei Animation. Un colosso digitale che ammicca alle nuove generazioni mantenendo, però, lo spirito del fumetto originale. E se è vero che Shinji Aramaki rivendica la totale libertà nella regia, è altrettanto certo che Matsumoto stesso in fase di pre-produzione ha dato indicazioni precise sulla costruzione dei personaggi e sullo spirito che voleva conferire al film. Perché il pirata non si tocca senza il suo consenso.

Che differenze ci sono tra il manga e il film?
«La più grande è che è completamente diverso disegnare a mano e servirsi della computer grafica; sono due stili che non si possono confrontare. Ormai la tecnologia si usa molto di più e quindi possiamo dire che Harlock è un personaggio che si evolve con il passare del tempo».
Lei è una leggenda del fumetto giapponese: ha trovato difficile affidare il suo personaggio ad altri artisti più giovani e accettare che introducessero elementi nuovi e cambiamenti rispetto all’originale?
«Un film di questo tipo è il risultato della collaborazione di molte persone. Certo, ognuno ha la sua visione della storia e dei personaggi – e infatti abbiamo avuto molte discussioni nel corso della lavorazione – ma alla fine l’importante è arrivare insieme alla soluzione migliore che soddisfi tutti».

(Foto: Getty Images)

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