Rivedere un film con gli occhi adulti può trasformare un capolavoro adolescenziale in un’esperienza completamente diversa. È esattamente quello che è successo a molti fan con film come Donnie Darko, del quale vi abbiamo parlato giusto ieri, ma anche con un altro titolo ancora più sfidante come Requiem for a Dream di Darren Aronofsky, uscito nel 2000. Un film che ha segnato un’intera generazione, ma che molti confessano di non voler più riguardare. Dopo 24 anni continua a perseguitare chi lo guarda, confermando la propria potenza emotiva.
Requiem for a Dream racconta le tragiche spirali di quattro personaggi – Sara (Ellen Burstyn), la casalinga vedova ossessionata dalla televisione; Harry (Jared Leto), Tyrone (Marlon Wayans) e Marion (Jennifer Connelly), giovani dipendenti da eroina – nell’arco di tre stagioni: estate, autunno e inverno. Sara inizia una dieta con anfetamine per apparire alla tv, mentre i tre giovani intraprendono un traffico di droga per finanziare il loro sogno comune. Le loro vite si sgretolano in un crescendo inarrestabile: dalla luce estiva alla disperazione totale.
Aronofsky usa montaggi rapidissimi – oltre 2.000 inquadrature in centinaia di tagli / scene estremamente brevi, split-screen, e Snorricam – per immergere lo spettatore nella mente devastata dai farmaci . Scelte teatrali che riflettono un disfacimento psicologico e fisico inesorabile. La scena del congelamento del braccio di Harry, l’umiliazione di Marion venduta per ottenere la droga o l’allucinazione del frigorifero di Sara rimangono impresse nella memoria . E il finale, con i protagonisti in posizione fetale, è una devastante immagine di colpevolezza e perdita .
Critici e pubblico concordano sul valore artistico e tematico del film: “disturbante e sconvolgente”, “difficile da mandare giù, ma indimenticabile”, si legge tra i commenti su Rotten Tomatoes . Collider gli attribuisce il merito di aver cambiato la percezione cinematografica: il racconto diventa sofferenza incarnata, resa così viscerale che lo spettatore fatica a staccarsene. Le reazioni degli spettatori su Reddit e Letterboxd riflettono questa dicotomia tra ammirazione e trauma. Su Reddit, un utente scrive: «Il film non ha un arco di redenzione. I personaggi toccano l’apice all’inizio e da lì discendono continuamente: è uno dei miei preferiti ma non riuscirei a rivederlo” . Un altro aggiunge: «La violenza sessuale verso la fine… ho chiuso gli occhi, è stato devastante. Non riesco a riguardarlo nemmeno dopo 15 anni”».
Su Letterboxd, la reazione è simile. Un utente lo definisce «assolutamente e fottut*mente folle ma – bellissimo!», soffermandosi su ogni inquadratura e su un finale che «ti fa girare lo stomaco» . Un altro ancora scrive: «L’ho odiato alla prima visione da preadolescente, terrorizzato. Poi da adulto mi ha traumatizzato ancora, ma ho capito il suo messaggio».
Il film ha ottenuto la nomination all’Oscar per Ellen Burstyn (miglior attrice protagonista), ma ha lasciato un segno soprattutto nella memoria emotiva di chi lo ha visto. Come sottolineano molti spettatori, Requiem for a Dream non è un film che intrattiene, ma che scuote e non si dimentica. Si tratta di una lezione cruda sul desiderio, sull’illusione e sulle conseguenze di una dipendenza che inghiotte l’anima.
Cosa ne pensate? Anche voi lo avete visto una volta per non riguardarlo mai più? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA