“Cosa faresti se incontrassi te stesso?”. E’ questa la domanda – come spiegano gli autori – che ha dato vita a Another Earth, film in concorso al Festival del film Locarno firmato dall’esordiente alla regia di un lungometraggio non documentaristico, Mike Cahill e già apprezzato al Sundance, dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria.

Cosa fareste voi se un giorno si scoprisse che esiste una “Terra 2”?, tale e quale alla nostra, con gli stessi Stati, gli stessi abitanti e che probabilmente si identifica a sua volta come “Terra 1”. La voce del narratore Richard Berendzen, un astrofisico di fama mondiale, ci pone questa e decine di altre domande che il film lascia volutamente inevase e demanda al pubblico, a ognuno di noi, la propria personale risposta. “Mi piace che il pubblico completi il significato del film. E’ come se io come regista, con il mio film ponessi le basi per una sorta di ponte: lo spettatore finisce il lavoro, dall’altra parte, cementando gli ultimi mattoni”, ha spiegato il regista.

Lo spunto sci-fi, d’altra parte, rimane tale. Il film, infatti, esplora con eleganza e raffinatezza (il passato da documentarista ha affinato la tecnica del regista, divenuto abile nel catturare eventi, reazioni, gesti ed espressioni imprevedibili, che rendono così prezioso questo film di debutto) il percorso emotivo di due individui che hanno incrociato tragicamente il loro destino e brancolano in cerca di un’altra possibilità.

Un’adolescente brillante, Rhoda (Brit Marling, protagonista e cosceneggiatrice del film insieme a Cahill), si mette ubriaca alla guida della sua auto e provoca un gravissimo incidente in cui perdono la vita una donna e suo figlio. Dopo quattro anni di carcere, incontra l’unico superstite, John (William Mapother), marito e padre delle vittime. Non ha la forza per chiedergli perdono, così si finge una colf e gli rimette in ordine casa ed esistenza. Prendendosi cura di lui, ritrova uno scopo. La sua presenza è d’aiuto e di conforto anche all’uomo, che via via riacquista la forza di vivere… fino a quando la verità verrà a galla.

Così la Terra 2, la cui scoperta viene annunciata proprio il giorno dell’incidente, si trasforma in una metafora: forse esiste un’altra prospettiva, le nostre azioni probabilmente non hanno conseguenze ineluttabili, c’è un’altra scelta che potrebbe fare un altro me stesso… In un’altra vita avrei potuto non commettere gli stessi errori, oppure potrei trovare davvero una redenzione. Questi sono i pensieri che, tramite Rhoda, ci suggerisce la pellicola, senza però (come già detto) obbligarci a seguire una tesi e una logica preconfezionate e unidrirezionali.

“Forse è merito anche del budget a disposizione, che ci ha permesso allo stesso tempo di lasciare spazio all’immaginazione del pubblico e di dover sfruttare al massimo la nostra creatività – spiega Cahill – . Come ad esempio per la scena dell’incidente. Non avevamo molti mezzi, ma volevamo che si vedesse e abbiamo dovuto escogitare qualcosa di diverso, o quantomeno inusuale, per mostrare l’impatto. E’ un film low budget. Ma avevamo il necessario per realizzare il nostro progetto. Abbiamo fatto esattamente il film che desideravamo, siamo stati molti liberi e fortunati”.

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