Lost, l'episodio più odiato dai fan ha quasi fatto naufragare la serie
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Lost, l’episodio più odiato dai fan ha quasi fatto naufragare la serie

La serie cult degli anni 2000 ha vissuto momenti altissimi, ma anche cadute clamorose: questa è una delle più discusse

Lost, l’episodio più odiato dai fan ha quasi fatto naufragare la serie

La serie cult degli anni 2000 ha vissuto momenti altissimi, ma anche cadute clamorose: questa è una delle più discusse

Il cast di Lost

Ogni serie di culto ha il suo tallone d’Achille. Nel caso di Lost, la pietra dello scandalo ha un titolo preciso: Straniero in terra straniera. Nono episodio della terza stagione, è oggi considerato all’unanimità il punto più basso dello show, un inciampo clamoroso che rischiò di compromettere il rapporto tra la serie e il suo pubblico più fedele.

All’epoca, Lost era nel pieno del suo successo. Le prime due stagioni avevano catturato l’immaginazione di milioni di spettatori, grazie a un mix irresistibile di mistero, dramma e fantascienza. Ma l’inizio della terza stagione mostrò le prime crepe: l’introduzione di personaggi come Nikki e Paulo non convinse, la narrazione sembrava disorientata e la mitologia della serie iniziava ad accumulare domande senza offrire risposte.

Dopo una pausa di tre mesi decisa per ripensare il corso dello show, Lost sembrava pronta a ripartire. Gli episodi su Juliet e Desmond avevano riportato in alto l’asticella narrativa. Ma fu proprio in quel momento, con grandi aspettative da parte del pubblico, che arrivò Straniero in terra straniera, un episodio incentrato su Jack Shephard che si rivelò subito fuori tono.

Il flashback che dovrebbe approfondire il passato di Jack si concentra, invece, su una relazione poco credibile con Achara, una misteriosa donna thailandese interpretata da Bai Ling. I due si incontrano in modo goffo (volando un aquilone in spiaggia), finiscono a letto quasi subito, ma senza alcuna chimica. Da lì, la situazione degenera: Jack diventa ossessivo, la segue, scopre che è una tatuatrice “spirituale” e la costringe a incidere sulla sua pelle un simbolo contro la sua volontà. Il giorno dopo, viene pestato da un gruppo di uomini che lo ammoniscono per aver infranto una regola non scritta. Il tutto per spiegare… i tatuaggi reali di Matthew Fox. Un’idea tanto fragile da non reggere neanche la sospensione dell’incredulità che Lost aveva sempre saputo conquistarsi.

Le critiche all’episodio furono immediate e feroci. Non solo Straniero in terra straniera veniva percepito come essenzialmente inutile per la narrazione, ma sembrava quasi una parodia involontaria del personaggio di Jack. I suoi tratti caratteriali – razionalità, spirito di sacrificio, senso del dovere – venivano messi da parte per raccontare un momento di crisi esistenziale che sembrava scritto per un altro show.

Fu proprio in seguito a questo episodio che ABC accettò la proposta dei creatori Damon Lindelof e Carlton Cuse di fissare una data di fine per la serie. Una decisione fondamentale che permise a Lost di ritrovare una direzione, adottando nuove strutture narrative come i flashforward, i viaggi nel tempo e infine i flash-sideways. Un cambiamento radicale che, col senno di poi, ha salvato la serie da un lento declino.

Per quanto impietoso sia il giudizio critico su Straniero in terra straniera, è innegabile che quell’episodio abbia segnato una svolta. Da quel momento, gli autori compresero che non bastava allungare la trama con episodi riempitivi o misteri campati in aria. Il pubblico esigeva coerenza, profondità e, soprattutto, rispetto per i personaggi.

Così, paradossalmente, l’episodio più debole della serie si trasformò nella scintilla che rese possibile una delle conclusioni più ambiziose e discusse della storia della TV.

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Fonte: Collider

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