Se pensiamo al genere horror, subito ci verranno in mente gli elementi che maggiormente lo hanno caratterizzato negli anni: creature mostruose, serial killer, umani posseduti da spiriti maligni, fantasmi, demoni, eccetera eccetera. Eppure, i confini del genere oggi sono molto labili, come dimostrano alcuni sottogeneri come l’horror psicologico, in cui i classici elementi splatter o i jump scare lasciano il posto alla creazione di ansia e tensione attraverso la costruzione delle atmosfere e dei personaggi.
Capita, insomma, che film pubblicizzati come “horror” finiscano per stupire il pubblico per la mancanza degli elementi più caratteristici. Talvolta è una sorpresa negativa, se lo spettatore si aspettava una pellicola più tradizionale, altre volte, invece, si fanno belle scoperte. È il caso del film Lost Child, noto anche come Tatterdemalion, diretto nel 2017 da Ramaa Mosley e con protagonista Leven Rambin.
Appartenente al genere del folk horror e ispirato a una leggenda tradizionale americana, il film mescola orrore psicologico e dramma per raccontare la storia di Fern, un’ex soldatessa che torna nella sua città natale nel Missouri dopo la morte del padre, un uomo violento e tossicodipendente. Segnata da un’infanzia difficile e dall’esperienza traumatica nell’esercito, la donna fatica a trovare un senso di appartenenza nella comunità d’infanzia. Un giorno, Fern incontra nel bosco un bambino di nome Cecil, che afferma di vivere lì da solo. Decide così di ospitarlo temporaneamente, sperando che i servizi sociali trovino presto una sistemazione per lui. Tuttavia, con il passare dei giorni Cecil inizia a manifestare atteggiamenti inquietanti e gli abitanti del paese la mettono in guardia: secondo un’antica leggenda locale, il bambino potrebbe essere un tatterdemalion, una creatura sovrannaturale che si nutre della forza vitale degli altri.
Come già menzionato, Lost Child mantiene una certa ambiguità per quanto riguarda gli elementi strettamente horror, perciò potrebbe non essere indicato per chi è alla ricerca di una pellicola più tradizionale. Questo si riflette anche nei commenti degli spettatori online, dove però prevale una tendenza curiosa: quasi tutte le recensioni dei fan ammettono di essere rimaste deluse riguardo gli elementi horror, ma di aver d’altra parte scoperto un ottimo dramma psicologico sul potere della superstizione, inquietante e disturbante al punto giusto.
L’opera, infatti, fa leva sull’immaginario e sulle caratteristiche dell’horror per costruire una cupa atmosfera di mistero e tensione attorno al personaggio di Cecil e alle sue origini, su cui viene fatta chiarezza soltanto all’ultimo momento. Insomma, non lasciatevi ingannare dall’assenza del classico mostro dall’aspetto spaventoso, perché Lost Child vi sorprenderà minuto dopo minuto grazie all’ambiguità della sua narrazione. Fino alla fine, resterete in bilico tra razionale e irrazionale: Cecil è davvero una creatura maligna o è solo il prodotto della paura e della fragilità emotiva di Fern?
Fonte: Collider
© RIPRODUZIONE RISERVATA