C’è chi la definisce “un capolavoro disturbante”, chi confessa di averla vista tutta in una sola notte. E poi ci sono coloro che, una volta finita, non riescono a smettere di pensarci. La mia prediletta (Liebes Kind), miniserie tedesca approdata su Netflix nel settembre 2023, è uno di quei thriller che si insinuano nella mente e non la lasciano più. In sei episodi tesi come corde di violino, la serie esplora i traumi, la prigionia e il controllo psicologico con un’intensità rara da trovare nel panorama televisivo contemporaneo.
Tratta dall’omonimo romanzo di Romy Hausmann, La mia prediletta si apre con un evento traumatico: una donna gravemente ferita e una bambina vengono ritrovate dopo un incidente d’auto vicino a un bosco. La donna, identificata come Lena (interpretata da Kim Riedle), sembra essere appena fuggita da una prigionia durata mesi, vissuta in totale isolamento con due bambini, Hannah e Jonathan. Ma qualcosa non torna. Le dichiarazioni della bambina sono strane, recitate quasi come se seguissero un copione. Quando viene coinvolta la polizia, il caso prende una svolta inquietante: Lena potrebbe essere legata alla scomparsa irrisolta di una giovane donna, tredici anni prima.
Da questo momento in poi, la serie alterna flashback disturbanti e indagini nel presente, svelando poco alla volta una rete di bugie, identità frammentate e dinamiche di potere manipolatorie. Il risultato è un puzzle narrativo che tiene costantemente lo spettatore sul filo del rasoio.
In meno di due settimane dalla sua uscita, è diventata la serie non in lingua inglese più vista sulla piattaforma, entrando nella Top 10 globale in oltre 90 paesi. Su Rotten Tomatoes, la serie ha ottenuto un clamoroso 100% di gradimento da parte della critica e un ottimo 82% da parte del pubblico, confermando l’entusiasmo attorno al progetto.
Il successo non è solo numerico: il pubblico parla di una serie “ipnotica”, “disturbante ma necessaria”, “difficile da guardare ma impossibile da interrompere”. Su forum e social network, molti utenti confessano di averla vista in un’unica notte. Non solo per la suspense, ma anche per il modo in cui la storia scava nel trauma, nella maternità e nella psicologia della sopravvivenza.
Grande parte del merito va a Kim Riedle, protagonista assoluta della serie. La sua interpretazione è dolorosa e trattenuta, perfetta per dare vita a un personaggio spezzato, prigioniero non solo fisicamente ma anche mentalmente. Accanto a lei, la giovanissima Naila Schuberth nei panni di Hannah è una rivelazione: riesce a trasmettere inquietudine e fragilità con uno sguardo. Sammy Schrein, che interpreta Jonathan, aggiunge ulteriore profondità emotiva alla dinamica familiare forzata e malata in cui sono cresciuti i bambini.
La regia di Isabel Kleefeld e Julian Pörksen è precisa e inquietante: la scelta di colori freddi, inquadrature claustrofobiche e silenzi pesanti crea un’atmosfera opprimente e perturbante, che rimanda alle migliori tradizioni del thriller psicologico europeo.
Ciò che rende La mia prediletta davvero notevole è la sua capacità di raccontare un trauma senza spettacolarizzarlo. La violenza c’è, ma è spesso fuori campo; quello che vediamo è, piuttosto, l’effetto che ha sulle menti delle vittime. La serie parla di sopravvivenza, di identità rubata, ma anche della difficoltà di ricostruirsi una vita dopo essere stati privati di ogni libertà. Il racconto assume quasi toni allegorici: chi siamo davvero quando ci viene tolta la possibilità di scegliere?
Il personaggio di Hannah, in particolare, rappresenta il nodo più doloroso della vicenda. Cresciuta in cattività, ha interiorizzato le regole del suo carceriere come se fossero legge, mostrando come l’orrore possa insinuarsi nella quotidianità e diventare norma.
La mia prediletta non è una serie “comoda”: non offre risposte facili né un finale completamente rassicurante. Ma è proprio questa sua capacità di inquietare con intelligenza a renderla una delle produzioni più riuscite degli ultimi anni. Se cercate un thriller psicologico profondo, visivamente potente e scritto con cura, questa miniserie è ciò che fa per voi.
Tutti e sei gli episodi sono disponibili in streaming su Netflix.
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