Michael J. Fox è tornato ancora una volta davanti al pubblico, ma questa volta non per interpretare uno dei personaggi che lo hanno trasformato in un’icona della cultura pop. Sul palco degli Emmy Awards 2026, l’attore di Ritorno al futuro ha ricevuto il Bob Hope Humanitarian Award per il lavoro svolto in oltre venticinque anni a sostegno della ricerca sul Parkinson. Un riconoscimento che inevitabilmente intreccia le due parti della sua vita: quella della star diventata celebre negli anni Ottanta e quella dell’uomo che da più di tre decenni convive con una malattia neurodegenerativa progressiva.
Durante la cerimonia, Fox ha ricordato anche gli anni nei quali cercò di nascondere la propria condizione, temendo che il pubblico potesse guardarlo diversamente. Poi è arrivata una consapevolezza destinata a orientare gran parte della sua vita successiva. «Ho capito che accettare il Parkinson non significava che dovessi arrendermi ad esso», ha detto. «Significava semplicemente fare tutto ciò che potevo per chiunque viva con questa malattia».
Michael J. Fox e la diagnosi di Parkinson a soli 29 anni
Quando Michael J. Fox ricevette la diagnosi era il 1991 e aveva appena 29 anni. Era già una delle star più riconoscibili della sua generazione, reduce dal successo mondiale della trilogia di Ritorno al futuro e dalla lunga esperienza televisiva in Casa Keaton. Secondo quanto raccontato dallo stesso attore negli anni successivi, i primi segnali erano apparentemente limitati: un tremore a un dito e alcuni problemi a una spalla.
La diagnosi fu quella di Parkinson a esordio giovanile. Fox decise però di mantenerla privata e continuò a lavorare per diversi anni. Sul grande schermo apparve ancora in film come Il presidente – Una storia d’amore e Sospesi nel tempo, mentre nel 1996 tornò stabilmente in televisione con Spin City. Fu proprio durante gli anni della serie che diventò sempre più difficile nascondere i sintomi. Nel 1998, sette anni dopo la diagnosi, l’attore decise quindi di rendere pubblica la propria malattia.
Dal ritiro da Spin City alla Michael J. Fox Foundation
Dopo un’altra stagione di Spin City, Fox lasciò il ruolo da protagonista nel 2000. Nello stesso anno fondò la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, organizzazione nata con l’obiettivo di finanziare e accelerare la ricerca di nuove terapie e, in prospettiva, di una cura.
Il Parkinson non significò tuttavia una scomparsa immediata dalle scene. Negli anni successivi Fox continuò ad apparire in televisione, adattando progressivamente il proprio modo di recitare alle conseguenze della malattia. Arrivarono ruoli in Scrubs, Boston Legal, Rescue Me e soprattutto The Good Wife, dove interpretò l’avvocato Louis Canning.
Nel 2013 fu inoltre protagonista di The Michael J. Fox Show, serie costruita attorno a un personaggio che, come lui, conviveva con il Parkinson. La malattia smetteva così definitivamente di essere qualcosa da nascondere e diventava parte integrante anche della sua identità artistica.
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Il peggioramento della malattia, le cadute e il nuovo ritiro dalla recitazione
Con il passare degli anni, tuttavia, le conseguenze fisiche del Parkinson sono diventate sempre più pesanti. Fox ha raccontato pubblicamente le crescenti difficoltà nel camminare, nel parlare e nel mantenere l’equilibrio. A complicare ulteriormente il quadro fu, nel 2018, la scoperta di un tumore benigno alla colonna vertebrale, non collegato al Parkinson ma abbastanza grave da richiedere un delicato intervento chirurgico. La successiva riabilitazione fu resa più difficile dai problemi di equilibrio già provocati dalla malattia. Negli anni successivi l’attore ha raccontato di avere subito diverse cadute e fratture, comprese lesioni alle braccia, a una mano e al volto.
Anche il lavoro diventò progressivamente più difficile. La capacità di memorizzare e pronunciare le battute con continuità non era più quella di un tempo e Fox arrivò così, nel 2020, alla decisione di ritirarsi nuovamente dalla recitazione. Non si trattava soltanto dei movimenti involontari: la malattia aveva iniziato a interferire direttamente con alcuni degli strumenti fondamentali del suo mestiere.
Still, il documentario che ha mostrato senza filtri la malattia
Una delle testimonianze più complete di questa fase della sua vita è arrivata nel 2023 con Still: La storia di Michael J. Fox, il documentario diretto da Davis Guggenheim e distribuito da Apple TV. Il film ricostruisce l’ascesa rapidissima di Fox nella Hollywood degli anni Ottanta, ma la affianca alla vita privata dell’attore dopo la diagnosi. Materiale d’archivio, ricostruzioni e riprese contemporanee mostrano senza nascondere gli effetti del Parkinson sul suo corpo.
Il risultato è un ritratto nel quale la malattia non cancella la carriera precedente, ma ne modifica inevitabilmente la lettura. L’attore conosciuto per l’energia fisica di Marty McFly viene mostrato mentre deve calcolare ogni movimento, affrontare problemi di equilibrio e convivere con la possibilità di cadere. Fox ha raccontato negli anni quanto fosse importante non nascondere quella realtà, trasformando il documentario in una testimonianza estremamente diretta della sua quotidianità.
Il ritorno di Michael J. Fox in Shrinking
Quello che nel 2020 sembrava un addio definitivo alla recitazione si è però rivelato una pausa. Nel 2026 Fox è tornato davanti alla macchina da presa nella terza stagione di Shrinking, la serie Apple TV creata da Bill Lawrence, Jason Segel e Brett Goldstein.
La scelta ha un significato particolare anche per la storia raccontata dalla serie. Harrison Ford interpreta infatti Paul Rhoades, terapeuta a cui è stato diagnosticato il Parkinson. Fox compare nei panni di Jerry, un altro uomo che convive con la stessa malattia e che entra in contatto con il personaggio di Ford.
Per Fox è stato il primo ruolo televisivo dopo diversi anni e un ritorno particolarmente personale: invece di tentare di separare la propria condizione dal personaggio, l’attore ha potuto incorporarla direttamente nella parte. La terza stagione di Shrinking ha debuttato il 28 gennaio 2026 e Apple aveva annunciato Fox tra le guest star già alla fine del 2025.
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Michael J. Fox oggi, tra Parkinson e ricerca
A 65 anni, Michael J. Fox non ha mai nascosto che convivere con il Parkinson sia diventato più difficile con il passare del tempo. Le sue apparizioni pubbliche mostrano ormai chiaramente le conseguenze di una malattia diagnosticata 35 anni fa e l’attore utilizza anche una sedia a rotelle negli spostamenti e nelle occasioni pubbliche in cui le sue condizioni lo richiedono.
Parallelamente, il lavoro della fondazione che porta il suo nome ha assunto dimensioni sempre maggiori. Dal 2000 l’organizzazione è diventata uno dei principali punti di riferimento mondiali per il finanziamento della ricerca sul Parkinson, trasformando Fox da semplice testimonial a una delle figure più riconoscibili dell’attivismo internazionale legato alla malattia.
È proprio questo percorso che il Bob Hope Humanitarian Award ricevuto agli Emmy 2026 ha voluto riconoscere. Sul palco, Fox ha riportato l’attenzione al punto da cui tutto era cominciato: la paura che una diagnosi potesse cancellare la carriera e cambiare il rapporto con il pubblico. Trentacinque anni dopo, quella stessa diagnosi è diventata una parte inseparabile della sua storia pubblica, del suo lavoro e della battaglia che ha scelto di portare avanti.
Cr. Sunset Boulevard/Corbis – Bob Riha Jr.- Chloe Kern/WireImage (Getty Images)
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