Alla fine, anche Milo Manara è intervenuto. Ne è passata di acqua sotto i ponti, direbbe qualcuno; e ne sono state dette di cose, in giro per il web. Su Spider-Woman, la cover (variant, ndr) disegnata da Manara e sulla Marvel, che non ha iniziato proprio nel migliore dei modi la sua campagna per rilanciare le sue supereroine.

«Non è colpa mia se le donne sono fatte così», ha detto Manara durante un’intervista rilasciata al portale di fumetto Fumettologica«Ma mi pare che questa copertina non sia ancora stata pubblicata. Questo per dire che può anche darsi che la Marvel, vedendo queste polemiche, receda e non la pubblichi». Senza poi considerare che l’opera di Manara è piaciuta ai vertici della Casa delle Idee, che non hanno mai esitato, nel caso, a chiedere delle modifiche ai lavori dell’artista, con il quale già in passato ha collaborato.

Tirate le somme, però, la storia sembra essere un’altra. Niente arte, disegno o sessismo. Qui il discorso è diverso. Siamo al web e alle sue critiche feroci, senza senso, che se la prendono con un artista che da oltre 40 anni fa questo genere di disegno – e di cui mai, prima d’ora, nessuno si era lamentato. Parliamo di Manara, un icona mondiale del fumetto.

Diverso, invece, è il discorso “Marvel”. Il mercato americano, dei comics, è sempre stato dominato da una certa fetta di pubblico – maschile, tra i 15 e i 30 anni. È naturale, quindi, che la Marvel, anche nella sua crociata per la parità di genere (e di opportunità) tra eroi, punti ancora a questo – a prendere per la gola i suoi lettori. Le scelte sono da imputare a chi le fa, non a chi, poi, viene assunto e ingaggiato. Manara disegna, basta. Le politiche aziendali vengono scelte nei CdA.

Tutta questa storia altro non è stato, se volete, che marketing. Viral marketing, volendo essere precisi. Perché se prima c’erano ancora dubbi sul successo di questa nuova storia su Spider-Woman, ora, almeno il numero 1, avrà di sicuro tanti compratori – tutti vorranno una copia per poter dire, a ragione o a torto, di aver toccato con mano prima di criticare.

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Fonte: Fumettologica

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