Il salvataggio dei 33 minatori avvenuto lo scorso ottobre nella regione mineraria del Cile, oltre che segnare gli annali della cronaca del 2010,  si può identificare come uno dei massimi avvenimenti mediatici dell’anno. I 69 giorni e il lieto fine della tragedia degli operai cileni, così come sono stati raccontanti dai media di tutto il mondo, appaiono già come una narrazione filmica. L’impresa eroica di salvataggio compiuta dai minatori stessi e dalle squadre di soccorso era una storia troppo appettibile perchè  l’industria cinematografica hollywoodiana (affamata come non mai di soggetti credibili) potesse lasciarsela sfuggire, soprattutto in tempi come questi sempre più segnati da sequel e remake.  E dopo le voci  sulla cessione dei diritti della propria vicenda per un progetto di film (su cui però non ci sono notizie aggiornate), da parte di Jeff Hart del capo spedizione della squadra di recupero, alla società americana UTA (United Talent Agency),  ora tocca ai minatori essere oggetto d’interesse e di richiamo nel mondo del cinema. Mike Medavoy, produttore cinematografico americano d’esperienza (Il cigno nero, Shutter Island), primo fra molti è riuscito nell’ arduo compito di acquistare i diritti della storia. Medavoy  ha vissuto parte della sua infanzia in Cile ed  è quindi coinvolto più direttamente nella vicenda.  In previsione dell’ inizio delle riprese del film previsto nel  il 2012, per scrivere l’adattamento è stato contattato lo sceneggiatore portoricano Jose Rivera (I diari della motocicletta), nell’intento di avvicinarsi il più possibile al punto di vista nella storia dei minatori.  A proposito delle potenzialità narrative del progetto Medavoy dice: «Questa storia è il trionfo dello spirito umano e una testimonianza senza precedenti del coraggio e della perseveranza dei cileni. Non riesco a pensare a una storia migliore di questa da portare sul grande schermo.» (Foto Getty Images)


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