No, non sono parenti. Nonostante abbiano lo stesso cognome, Francis e Jennifer Lawrence, rispettivamente regista e protagonista nella più fortunata saga young adult degli ultimi anni, sono soltanto compagni di set. Nato a Vienna e trasferitosi a tre anni a Los Angeles, l’autore degli ultimi tre capitoli di Hunger Games è un uomo alto e ben piantato, con una vaga apparenza da nobile del vecchio continente che si rintraccia nello sguardo languido e nei modi compassati, oltre che nella curatissima barba bianca. Noto per tre film ad alto budget, registicamente solidi ma non indimenticabili come Constantine, Io sono leggenda e Come l’acqua per gli elefanti, Lawrence ha trovato la quadratura della sua carriera proprio alla guida delle avventure di Katniss Everdeen, trasferendo a un materiale sci-fi già in partenza di altissimo potenziale politico e romantico, un talento indiscutibile per la messa in scena dell’azione. Lo incontriamo a Cannes durante un frenetico pomeriggio di attività stampa: indossa un completo grigio, una camicia bianca senza cravatta e non palesa alcun segno di stanchezza. Anzi, sembra divertito dal caos che lo circonda.

Vorrei iniziare chiedendoti qualcosa riguardo Philip Seymour Hoffman. Un tuo ricordo personale sul modo in cui lavorava ma anche su come interagiva, con te e con gli altri attori.
«Be’, era uno dei più grandi interpreti del momento, un’ottima persona con un eccezionale talento. Amava il suo lavoro e in questo caso amava molto anche la storia del libro. Era un tipo divertente ed era piacevole averlo attorno… Un vero peccato».

È stato difficile convincerlo a prendere parte al progetto?
«No, per niente. L’idea di poterlo avere con noi mi è venuta per la prima volta quando l’ho visto mentre stava lavorando per una produzione di Broadway, e gli ho fatto sapere del nostro interessamento. Mi è solo stato chiesto di aspettare qualche settimana perché in quel momento era molto impegnato nel tour teatrale, ma non appena si è liberato non ci sono stati problemi. È stato molto più facile di quanto mi sarei mai aspettato».

Si è letto molto sul modo in cui saresti riuscito a completare il film senza di lui, digitalizzando la sua immagine…
«Erano tutte bufale, non abbiamo mai pensato di ricrearlo digitalmente».

E quindi puoi raccontarci qual è la verità finale?
«In realtà lui aveva già girato gran parte delle sue scene, mancavano otto giorni alla fine delle riprese e del materiale per un paio di dialoghi fondamentali, che a quel punto sono stati modificati in modo che venissero interpretati da un altro personaggio. E poi abbiamo cambiato qualche sequenza in cui sarebbe dovuto apparire, tagliando lui o direttamente la scena». […]

(Foto: Getty Images)

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