Un Oscar all’attivo come Miglior attrice protagonista per Il cigno nero, una carriera d’attrice iniziata al fianco di Jean Reno in Leon di Luc Besson, primo fra tanti grandi registi che l’hanno diretta – ultimo Terrence Malick in Knight of Cups (guarda il trailer) -. Aggiungiamoci una laurea ad Harvard in psicologia e il curriculum di Natalie Portman è tra i più fulgidi di Hollywood. In passato, però, c’è stato qualcuno che non la pensava così. Siamo ai tempi della trilogia prequel di Star Wars firmata George Lucas, dove Natalie interpreta la principessa Padme Amidala: i film sono – manco a dirlo – successoni al box office, ma paradossalmente non portano nulla di buono all’attrice. Che all’improvviso si ritrova ai margini. «Tutti pensavano che recitassi in modo orribile. Ero tra i protagonisti dei film più importanti del decennio e nessun regista voleva più lavorrare con me» ha confidato al New York Magazine ricordando il compianto Mike Nichols, che l’aveva diretta in Closer: «Mike scrisse una lettera a Anthony Minghella, consigliandolo di ingaggiarmi per Ritorno a Cold Mountain: “Garantisco io per lei”. Quindi Anthony mi introdusse a Tom Tykwer che a sua volta mi presentò ai Wachowski (V per vendetta). Pochi anni dopo lavorai per Milos Forman (L’ultimo inquisitore). Mike mi ha salvato la vita».

Fonte: New York Mag

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