Molto, molto prima di diventare un’eroina dell’MCU nei panni di Jane Foster in Thor, Natalie Portman è stata una bambina prodigio. A 12 anni ha debuttato sul set di Lèon di Luc Besson, poi in sequenza ha lavorato con Michael Mann, Ted Demme, Woody Allen, Tim Burton e George Lucas, diventando la Padmé Amidala di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma. Una carriera lampo, mentre era ancora giovanissima: non stupisce che, qualche mese fa, avesse dichiarato di essersi sentita sessualizzata da bambina in alcuni dei suoi ruoli per il cinema.

C’è un unico regista però, afferma ora, che ha avuto totale rispetto per lei anche quando era poco più di una ragazzina. Si tratta di Mike Nichols, che l’ha voluta diciannovenne nella sua versione teatrale di Il gabbiano di Anton Čechov insieme a Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Christopher Walken, e qualche anno dopo l’ha diretta nel film Closer.

Nel libro di Mark Harris Mike Nichols, A Life, Natalie Portman ha infatti dichiarato che è stato il regista a incoraggiarla a recitare accanto a giganti come Streep e Hoffman senza farla sentire mai fuori luogo. Nichols, insomma, è diventato una sorta di mentore per l’attrice: una sensazione di protezione che Natalie non ha provato mai più a Hollywood.

«Avevo diciannove anni», dice Portman nel libro, «e non avevo mai fatto nulla che richiedesse una particolare ricerca tranne che Anna Frank. Guardavo Phil (Hoffman) scrivere domande dopo domande sul suo taccuino, e Meryl (Streep) che componeva canzoni da cantare e le metteva in tasca nel caso in cui il suo personaggio volesse improvvisamente esplodere in una canzone». Natalie si è sentita in soggezione e si è rivolta a Nichols, che si è dimostrato non solo un regista sensibile, ma anche «l’unico uomo più anziano che mi ha fatto da mentore senza che ci fosse mai una sfumatura losca o schifosa».

«Penso che fosse un vero femminista», aggiunge Natalie Portman nel libro. «Non c’era nient’altro oltre al fatto che lui mi vedesse come un essere umano creativo, interessante e di talento. È la qualità più rara e raffinata: non la possiedono molti registi della sua generazione».

Sarà proprio con Closer di Mike Nichols che Portman, poi, riceverà la sua prima nomination al Premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Nel film c’era anche una sequenza di strip-tease ma, scrive Harris nel libro, «con Portman, Nichols era attento e protettivo, in particolare nella sequenza dello strip club, per la quale, su sua richiesta, era felice di eliminare più possibile le nudità».

Natalie Portman in questi giorni è impegnata sul set australiano di Thor: Love and Thunder: nel nuovo film MCU diventerà Mighty Thor, e le prime immagini rivelano impegnata ad allenarsi a cavallo.

Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images

Fonte: Indiewire

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