NCIS è una delle serie crime più longeve della televisione americana e, dopo più di vent’anni di messa in onda, è diventata qualcosa di più di un semplice procedural. Nata come spin-off di JAG e poi trasformata in un franchise autonomo, la serie ha costruito la propria identità intorno a una squadra di agenti speciali chiamati a indagare su crimini legati alla Marina e ai Marines, mantenendo però sempre al centro i legami interni al gruppo, i cambi di leadership, i traumi personali e i grandi addii.
La serie è arrivata alla stagione 23, attualmente in corso di uscita in Italia, mentre la storia complessiva ha già superato i 500 episodi. Per questo chi vuole rimettersi in pari o semplicemente capire che cosa è successo davvero in NCIS può aver bisogno di un riassunto completo della serie che non proceda solo stagione per stagione, ma per grandi fasi narrative. La serie, infatti, si è evoluta attraverso morti improvvise, relazioni decisive, antagonisti ricorrenti e uscite di scena che hanno cambiato più volte il volto della squadra. Il cuore del racconto resta sempre quello: vedere come l’NCIS sia sopravvissuto ai suoi cambiamenti, da Gibbs a Parker, passando per Kate, Ziva, Tony, Abby, McGee e tutti gli altri.
La nascita della squadra (stagioni 1-2)
All’inizio NCIS mette in campo il gruppo che definisce subito il tono della serie. Leroy Jethro Gibbs guida la squadra con un metodo secco, fatto di intuito, esperienza e regole personali molto rigide. Accanto a lui ci sono Tony DiNozzo, agente brillante e spesso sopra le righe, Caitlin “Kate” Todd, ex agente dei Servizi Segreti chiamata a entrare nel team quasi per caso, Abby Sciuto nel laboratorio forense e Donald “Ducky” Mallard come medico legale. Timothy McGee compare inizialmente in modo più laterale, ma si capisce presto che diventerà una presenza stabile.
Le prime stagioni servono a costruire la fiducia interna tra questi personaggi e a fissare l’equilibrio che renderà famosa la serie. Kate è la figura che osserva Gibbs dall’esterno ma finisce rapidamente per comprenderne il metodo, Tony è il motore più istintivo del gruppo, Abby alleggerisce il tono pur restando centrale nelle indagini, Ducky porta un registro più umano e riflessivo. In questi episodi NCIS non punta ancora su una mitologia molto fitta, ma semina tutti gli elementi destinati a contare davvero: la fedeltà assoluta a Gibbs, il valore quasi familiare della squadra e l’idea che ogni perdita dentro quel gruppo avrà conseguenze profonde.
La morte di Kate e l’arrivo di Ziva (stagioni 2-5)
La prima vera frattura arriva con Ari Haswari. Non è soltanto il primo antagonista memorabile della serie, ma il personaggio che costringe NCIS a cambiare tono in modo netto. Il finale della seconda stagione si chiude con Kate colpita a morte da un cecchino, davanti ai colleghi. La sua uscita di scena non è un semplice cambio di cast: è il momento in cui la serie mostra di essere disposta a colpire al centro il proprio assetto emotivo. Il lutto domina l’inizio della terza stagione. Gibbs vuole vendetta, Abby viene coinvolta direttamente nella spirale di violenza e il gruppo si muove ancora sotto shock. In quel contesto entra Ziva David, figlia del direttore del Mossad e legata proprio ad Ari. Il suo arrivo non è morbido né immediatamente rassicurante. Ziva porta nella squadra una durezza diversa da quella di Kate, una formazione più militare e un legame diretto con il mondo dell’intelligence internazionale.
Contemporaneamente cambia anche la guida dell’agenzia con l’arrivo di Jenny Shepard come direttrice. La serie amplia così il proprio orizzonte: i casi non restano più confinati al solo meccanismo investigativo, ma si intrecciano sempre di più a segreti, vecchi rapporti, scelte politiche e linee di comando. Jenny Shepard pesa molto su questa fase perché la sua storia personale si intreccia a quella di Gibbs e perché sotto la sua leadership l’NCIS entra in zone più opache. Intorno a La Grenouille si addensano sospetti, vecchi conti aperti e un clima più cupo rispetto alle origini. Quando Jenny muore alla fine della quinta stagione, la serie ha già cambiato pelle due volte: prima con la perdita di Kate, poi con l’ingresso di Ziva e con un racconto più internazionale e meno lineare.
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Gli anni d’oro del team (stagioni 6-10)
Con Leon Vance ormai stabile al comando e il quartetto formato da Gibbs, Tony, Ziva e McGee al centro, NCIS entra nel periodo che molti spettatori identificano come il suo assetto più solido. Il team funziona alla perfezione sul piano operativo, ma soprattutto sul piano relazionale. Gibbs resta il capo assoluto, Tony e Ziva alimentano una tensione continua fatta di battute, gelosie e fiducia reciproca, McGee smette definitivamente di essere il giovane agente impacciato delle prime stagioni e diventa uno degli elementi più affidabili della squadra. In questi anni la serie tiene insieme molto bene i casi settimanali e le trame orizzontali. Da un lato ci sono minacce più ampie come il Port-to-Port Killer, che allarga la portata delle indagini e porta il team a misurarsi con un serial killer capace di colpire il mondo della Marina su più livelli. Dall’altro c’è Harper Dearing, che nel finale della nona stagione orchestra l’attacco al Navy Yard e colpisce direttamente il cuore dell’agenzia. Questi archi alzano la posta e danno alla serie un respiro più teso, ma senza mai spezzare la centralità dei personaggi.
Nello stesso periodo cresce il legame tra Tony e Ziva, non a caso protagonisti di uno spin-off tutto loro della serie, che non viene mai risolto in modo sbrigativo. La serie preferisce lasciarlo maturare tra missioni sotto copertura, momenti di fiducia e ferite personali. Ziva affronta anche il peso del proprio passato e i rapporti irrisolti con il Mossad, mentre Tony smette gradualmente di essere solo il personaggio più leggero del gruppo e acquista una profondità molto maggiore. Sono le stagioni in cui NCIS trova il suo equilibrio più riconoscibile: una squadra forte, minacce importanti, un tono popolare ma emotivamente più stratificato.
La fine del gruppo storico (stagioni 11-13)
Il lungo equilibrio del team classico comincia a incrinarsi con l’uscita di scena di Ziva. La sua partenza nella stagione 11 segna una perdita enorme per la squadra e per il pubblico, perché interrompe una delle linee affettive più forti dell’intera serie. Al posto di Ziva arriva Ellie Bishop, analista brillante con un’energia completamente diversa: più intellettuale, meno fisica, più eccentrica in modo controllato. NCIS non prova a trasformarla in una nuova Ziva, ma la inserisce come segnale del fatto che la serie ha bisogno di trovare un altro assetto.
Il distacco dal passato diventa definitivo nel finale della stagione 13. Tony scopre di avere una figlia, Tali, nata dalla relazione con Ziva, e nello stesso momento arriva la notizia della morte di lei. Per DiNozzo la scelta non è più tra il lavoro e la vita privata: è tra restare agente o diventare padre a tempo pieno. La sua uscita di scena chiude un capitolo decisivo della serie, perché con Tony se ne va uno dei personaggi centrali fin dal principio e si chiude anche, almeno per il momento, l’arco più amato dai fan. Tra la partenza di Ziva e quella di Tony, NCIS perde la forma che l’aveva resa più popolare negli anni centrali. La squadra continua a esistere, ma il gruppo storico non c’è più. Per questo le stagioni successive non possono più limitarsi a proseguire sulla stessa linea: devono rifondare il racconto una seconda volta.
Nuovi agenti, nuovi vuoti (stagioni 14-15)
Dopo l’addio di Tony, la serie ricostruisce il team con nuovi innesti. Nick Torres entra come ex agente sotto copertura e porta un’energia più dura, più impulsiva, più fisica. Alex Quinn prova ad aggiungere un diverso tipo di esperienza alla squadra, mentre Bishop si consolida e McGee diventa sempre di più il vero filo di continuità tra il vecchio NCIS e quello nuovo. Gibbs resta al centro, ma la composizione del gruppo è ormai diversa in modo evidente.
A cambiare ulteriormente il tono del racconto arriva poi un altro addio pesante: Clayton Reeves viene ucciso e Abby Sciuto lascia la serie. La sua uscita pesa in modo enorme perché Abby era uno dei personaggi simbolo di NCIS fin dalle origini, una presenza immediatamente riconoscibile per stile, tono e rapporto con Gibbs. Senza di lei il laboratorio cambia volto e la serie perde una parte importante della propria identità visiva ed emotiva. Al suo posto arriva Kasie Hines, che non viene costruita come una copia di Abby ma come un personaggio nuovo, più misurato, destinato a occupare quello spazio tecnico con un’altra sensibilità. In parallelo cresce anche il ruolo di Jimmy Palmer, che smette definitivamente di essere solo la spalla di Ducky e si avvicina sempre di più al centro dell’assetto medico-legale della squadra. NCIS continua a funzionare, ma con un gruppo che ormai porta sulle spalle molti più vuoti del passato.
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Il ritorno di Ziva e il logoramento di Gibbs (stagioni 16-18)
Quando la serie sembra aver archiviato definitivamente il capitolo Tony-Ziva, torna a riaprirlo. La rivelazione che Ziva sia viva cambia retroattivamente una delle svolte più forti della serie. Non si era allontanata per scelta affettiva né per una rottura con il proprio passato, ma per proteggere Tony e Tali da una minaccia concreta. Il suo ritorno permette a NCIS di sciogliere un nodo che era rimasto sospeso troppo a lungo e di chiarire finalmente il destino della coppia. Ziva non resta in scena per molte puntate, ma la sua ricomparsa rimette ordine in un’intera fase narrativa e riporta la serie a fare i conti con una delle sue relazioni più importanti.
Negli stessi anni Gibbs cambia profondamente. La serie insiste molto di più sulle sue ferite, sul peso del lutto che si porta dietro da sempre e sulla difficoltà crescente di continuare a vivere entro i confini dell’agenzia e delle sue regole. Il personaggio appare più isolato, più duro da raggiungere, meno disposto a mediare. Anche quando continua a guidare la squadra, si percepisce che il suo equilibrio si sta consumando. NCIS non lo racconta più come il leader granitico delle prime stagioni, ma come un uomo che da anni convive con il trauma e che comincia a sentire con più forza la stanchezza di quella vita.
L’addio di Leroy Jethro Gibbs (stagioni 18-19)
L’uscita di Gibbs dalla serie non arriva con una morte in servizio o con una scena volutamente spettacolare. La serie sceglie una strada più intima. Dopo un progressivo logoramento personale, Gibbs si ritrova coinvolto nel caso ambientato in Alaska e lì capisce di aver trovato un tipo di pace che da molto tempo non riusciva più a sentire. Quando decide di fermarsi, non compie un gesto eroico in senso tradizionale: prende atto che la sua vita non può più continuare nello stesso modo di prima.
Questa decisione cambia il baricentro di NCIS più di qualsiasi altra uscita recente. Kate era stata il primo grande trauma, Tony e Ziva avevano segnato la fine del team storico, Abby aveva chiuso un’epoca. Con Gibbs esce invece il personaggio che aveva definito la serie fin dal principio. Il suo addio obbliga NCIS a porsi una domanda radicale: può continuare a esistere senza il volto che l’ha rappresentata per quasi vent’anni? La risposta arriverà nelle stagioni successive, ma già questo passaggio basta a dividere nettamente due ere dello show.
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La squadra dopo Gibbs (stagioni 20-22)
Dopo l’uscita di Gibbs, il comando passa ad Alden Parker. La serie evita di copiarne il modello e sceglie di presentare un capo diverso: meno austero, più diretto nei rapporti, meno costruito sul silenzio e sul carisma intimidatorio. Questo consente a NCIS di non entrare in una logica imitativa e di dare alla nuova fase un’identità più autonoma. Parker non cancella l’eredità di Gibbs, ma guida la squadra con un altro passo. Intorno a lui si stabilizza un nuovo equilibrio. McGee resta il punto di raccordo più forte con il passato, Torres continua a occupare il lato più nervoso e impulsivo dell’azione, Jessica Knight si consolida come nuova figura operativa di primo piano, Palmer e Kasie tengono viva la componente più umana e quotidiana del gruppo. Anche sul piano affettivo la serie cambia linea: il rapporto tra Knight e Palmer diventa una delle storie più visibili della fase recente e sostituisce, con un tono molto diverso, le grandi tensioni sentimentali degli anni di Tony e Ziva.
Le stagioni più vicine al presente spostano inoltre il peso delle trame orizzontali verso misteri più personali. Parker si ritrova sempre più coinvolto in questioni legate alla propria famiglia e al proprio passato, mentre il team continua a funzionare come struttura stabile attorno a lui. NCIS resta un procedural, ma il modo in cui costruisce la continuità ormai passa soprattutto dai suoi personaggi e dalle loro vite private.
Il saluto a Ducky e il presente della serie (stagioni 21-22)
Uno dei momenti più emotivi del periodo recente è il saluto a Ducky. Il tributo costruito attorno alla sua scomparsa non riguarda solo un personaggio storico, ma una parte fondamentale dell’anima di NCIS. Ducky aveva rappresentato per anni il lato più umano, colto e malinconico della serie, il personaggio capace di guardare oltre il referto e oltre il reato. Con lui il racconto si fermava spesso sui dettagli delle persone, non soltanto sui dettagli del caso. Il ritorno di Tony per il funerale rafforza il legame tra il passato e il presente della serie e ricorda al pubblico quanto lunga sia stata la storia di quella squadra. Nello stesso tempo, le stagioni 21 e 22 confermano che NCIS ormai vive in una forma diversa: meno ancorata ai volti fondativi, ma ancora capace di usare memoria, ricambio e continuità come parte della propria identità. La stagione 23, attualmente in corso, si innesta su questo assetto, con Parker al centro e una squadra che porta ancora dentro di sé tutte le tracce delle fasi precedenti.
Alla fine, il riassunto di NCIS non è solo una lunga sequenza di casi da ricordare, ma una serie di cambiamenti che hanno segnato la vita della squadra. La morte di Kate, l’arrivo di Ziva, gli anni di Jenny Shepard, la centralità di Tony e Ziva, l’uscita di Abby, il ritorno di Ziva, l’addio di Gibbs, il saluto a Ducky e la nuova fase con Parker sono i passaggi che contano davvero. Sono quelli che spiegano perché NCIS, dopo più di vent’anni, continui a essere una serie riconoscibile anche se non è mai rimasta uguale a se stessa.
