Nessun altra serie sci-fi ha avuto un primo episodio perfetto come questo del 2008
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Nessun altra serie sci-fi ha avuto un primo episodio perfetto come questo del 2008

Sono bastati 82 minuti per rendere chiare le ambizioni e la portata di questo racconto fantascientifico, ancora oggi per molti versi impareggiabile

Nessun altra serie sci-fi ha avuto un primo episodio perfetto come questo del 2008

Sono bastati 82 minuti per rendere chiare le ambizioni e la portata di questo racconto fantascientifico, ancora oggi per molti versi impareggiabile

immagine dalla serie sci-fi fringe

Nella storia della televisione di fantascienza, l’episodio pilota ha sempre avuto un ruolo decisivo. È il momento in cui una serie dichiara le proprie ambizioni, stabilisce le regole del mondo narrativo e chiede fiducia allo spettatore, spesso in un contesto in cui l’originalità deve convivere con formule già note. Dai grandi classici del passato fino alle produzioni più recenti, il pilot è il banco di prova che può decretare il successo o il fallimento di un’intera visione creativa. Pochi esempi, però, riescono a incarnare questa funzione in modo così chiaro e potente come Fringe, la serie ideata da J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci, che nel 2008 debuttò su Fox con un episodio d’esordio diventato negli anni un vero punto di riferimento per il genere.

Fin dal primo istante, Fringe si è presentata come qualcosa di diverso rispetto alla fantascienza televisiva tradizionale. Il suo pilota, della durata eccezionale di 82 minuti, non ha avuto paura di osare, né sul piano visivo né su quello narrativo. La sequenza iniziale ambientata su un volo di linea, che è culminata nella improvvisa e raccapricciante decomposizione dei corpi dei passeggeri e dell’equipaggio, con la pelle che si è letteralmente sciolta sotto gli occhi degli altri viaggiatori, ha chiarito subito le intenzioni dello show. Sangue, body horror e mistero si sono intrecciati in modo diretto, ma sempre funzionale al racconto.

Quell’incidente aereo non è stato solo un colpo ad effetto. È stato la porta d’ingresso verso un universo narrativo più ampio, che ha introdotto il concetto del “Pattern”, una serie di eventi apparentemente scollegati ma parte di un disegno molto più grande. Attraverso gli occhi dell’agente dell’FBI Olivia Dunham, interpretata da Anna Torv, lo spettatore è stato guidato in un’indagine che non ha seguito la struttura rassicurante del caso della settimana, ma ha costruito fin da subito una mitologia destinata a espandersi nel tempo. È stata una scelta di grande fiducia nei confronti del pubblico, chiamato a osservare, collegare e attendere risposte che non sono arrivate immediatamente.

Uno degli elementi che hanno reso il pilota di Fringe così efficace è stata la centralità dei personaggi. L’incontro tra Olivia, il brillante ma instabile scienziato Walter Bishop e suo figlio Peter ha creato un equilibrio narrativo raro. Walter, interpretato da John Noble, ha incarnato il lato più inquietante e affascinante della scienza, segnato da un passato di esperimenti privi di limiti etici. Peter, con il volto di Joshua Jackson, ha funzionato da mediatore razionale, ponte emotivo e morale tra il genio del padre e il rigore professionale di Olivia. Il pilota ha dedicato tempo a costruire queste dinamiche, rendendo credibile il legame tra i protagonisti e ponendo le basi emotive dell’intera serie.

Dal punto di vista produttivo, l’episodio d’esordio di Fringe ha colpito per la sua ambizione. Gli effetti speciali, la regia e il ritmo hanno avuto un respiro quasi cinematografico, nettamente superiore agli standard della fantascienza televisiva dell’epoca. L’esposizione non è stata affidata a spiegazioni prolisse, ma è stata integrata nell’azione, rendendo il mondo della serie comprensibile senza appesantirne la fruizione. Anche per questo, a distanza di anni, il pilota è apparso sorprendentemente moderno e in anticipo sui tempi.

Tutti i grandi temi che Fringe ha sviluppato nelle stagioni successive sono stati già presenti in nuce: il prezzo del progresso scientifico, i pericoli di una curiosità senza freni, il peso emotivo delle scelte compiute in nome della conoscenza. Il pilota non solo ha introdotto questi elementi, ma li ha resi parte integrante di una storia che ha funzionato anche come racconto autonomo. È stata proprio questa completezza, unita al coraggio di spingere i confini del genere, ad aver reso l’episodio d’esordio di Fringe un esempio quasi perfetto di ciò che un pilot di fantascienza può e deve essere.

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