Uno degli esperimenti psicologici più controversi della storia sta per tornare sotto i riflettori grazie a Netflix. Secondo quanto riportato in esclusiva da Variety, la piattaforma ha ordinato una nuova serie non sceneggiata ispirata al famigerato esperimento carcerario di Stanford, destinato a essere riproposto in una versione contemporanea.
Intitolata The New Stanford Prison Experiment, la serie sarà composta da sei episodi della durata di circa 45 minuti ciascuno. Il progetto è prodotto da Alfred Street Industries, con Jane Lipsitz, Dan Cutforth, Nan Strait, Dan Volpe, Jeff Grogan e Mike Odair coinvolti in qualità di produttori esecutivi. Netflix ha inoltre diffuso la sinossi ufficiale della serie, la quale metterà a durissima prova la tenuta psicologica e i costrutti morali dei partecipanti. Questa recita quanto segue:
Trenta partecipanti volontari entrano in una vera prigione e vengono assegnati in modo casuale come guardie o prigionieri. Spinti in un sistema di potere, gerarchia e controllo, scopriranno se le persone comuni inevitabilmente si conformano ai ruoli che vengono loro assegnati — o se l’empatia, la moralità e l’individualità possono resistere alle forze che li spingono nella direzione opposta. Mentre la pressione aumenta e gli equilibri di potere iniziano a cambiare, la domanda centrale sembra più urgente che mai: il potere corrompe?
L’obiettivo sarà quindi osservare come persone comuni reagiranno una volta inserite all’interno di una struttura basata su autorità, obbedienza e controllo nella quale vige una netta distinzione tra ruoli. Un contesto nel quale proprio questi ultimi potrebbero finire per influenzare profondamente i comportamenti dei partecipanti a cui saranno assegnati.
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Jane Lipsitz ha spiegato di essere sempre stata affascinata dall’esperimento originale, nonostante i suoi gravi problemi etici che questo portava con sé:
«L’esperimento carcerario di Stanford mi ha sempre affascinato. Nonostante i suoi gravi difetti etici, poneva una domanda fondamentale che oggi appare ancora più rilevante: in che modo il potere influenza le scelte etiche? Avere l’opportunità di reimmaginare questo esperimento sociale è stata una delle esperienze più intense, esaltanti — e sicuramente da mangiarsi le unghie— che abbiamo mai avuto. Netflix è sempre stata un’incredibile sostenitrice di progetti ambiziosi che si assumono rischi, superano i limiti e raccontano storie impegnative, quindi siamo stati incredibilmente grati di averli come partner in questo progetto.»
L’esperimento originale venne condotto nel 1971 all’interno del campus di Stanford sotto la guida del professore di psicologia Philip Zimbardo. Il progetto avrebbe dovuto durare due settimane, ma fu interrotto dopo meno di sei giorni, quando alcuni partecipanti assegnati al ruolo di guardie iniziarono a mostrare comportamenti abusivi nei confronti di quelli che interpretavano i prigionieri. Le numerose controversie etiche legate allo studio, insieme ad altri esperimenti condotti nello stesso periodo, contribuirono poi alla nascita di norme più severe per tutelare i partecipanti alla ricerca psicologica.
Nel corso degli anni, l’esperimento è stato raccontato attraverso libri, documentari, docuserie e film. Tra gli adattamenti più noti figura The Stanford Prison Experiment, lungometraggio del 2015 con Billy Crudup nel ruolo di Zimbardo, mentre in precedenza nel 2001 ha ispirato The Experiment – Cercasi cavie umane, film tedesco diretto da Oliver Hirschbiegel tratto dal romanzo Black Box di Mario Giordano, e a sua volta basato sugli eventi relativi all’esperimento carcerario di Stanford. Nel 2010 il film ha poi avuto un remake americano omonimo diretto da Paul Scheuring.
The New Stanford Prison Experiment è attesa su Netflix a partire dal 21 ottobre.
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Foto: Inferno Distribution
Fonte: Variety
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