Negli ultimi anni il fantasy è diventato uno dei generi più importanti nel panorama dello streaming. Netflix continua a investire in produzioni come One Piece, The Witcher e Avatar: La leggenda di Aang, Prime Video ha costruito uno dei suoi franchise di punta con Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, mentre HBO continua a espandere l’universo di Game of Thrones. Eppure, proprio Netflix potrebbe aver cancellato troppo presto una serie che oggi avrebbe tutte le carte in regola per approfittare di questa nuova stagione d’oro del genere.
Si tratta di Tenebre e Ossa, adattamento dei romanzi del Grishaverse di Leigh Bardugo, arrivato sulla piattaforma nel 2021 e cancellato dopo appena due stagioni. Una decisione che appare ancora più amara considerando quanto il panorama dell’intrattenimento sia cambiato negli anni successivi. Il destino della serie è stato condizionato da un periodo particolarmente complicato per l’industria: la pandemia di Covid-19 e, successivamente, gli scioperi di Hollywood del 2023 hanno ostacolato il percorso verso una possibile terza stagione. Tenebre e Ossa ha finito così per trovarsi, in un certo senso, nel posto giusto al momento sbagliato.
L’universo creato da Bardugo possedeva d’altronde un’identità piuttosto particolare. La stessa scrittrice lo ha definito “Tsarpunk”: un mondo fantasy ispirato, tra le altre cose, all’immaginario russo e olandese, nel quale convivono magia, armi da fuoco, navi volanti e invenzioni create grazie alle capacità dei Fabrikator. La storia principale della serie seguiva Alina Starkov, interpretata da Jessie Mei Li, una cartografa impegnata in guerra che scopre di possedere un potere estremamente raro: quello di evocare la luce del sole. Una capacità che potrebbe permetterle di distruggere la Faglia, l’enorme barriera oscura che divide il regno. La scoperta trascina Alina in un mondo fatto di intrighi politici, potere e pericoli, portandola anche nell’orbita del misterioso Generale Kirigan, il Darkling interpretato da Ben Barnes.
Uno degli aspetti più interessanti dell’adattamento era però la scelta dello showrunner Eric Heisserer di non limitarsi alla prima trilogia letteraria di Bardugo. La serie decise infatti di introdurre fin dall’inizio anche Kaz Brekker e i Corvi, protagonisti della successiva duologia Six of Crows, intrecciando le loro vicende con quelle di Alina.
Una strategia pensata per trasformare Tenebre e Ossa nel punto di partenza di un universo televisivo molto più ampio. Prima della cancellazione, Heisserer aveva inoltre confermato che erano già state scritte otto sceneggiature per uno spin-off dedicato a Six of Crows. Un progetto che, però, non ha mai ricevuto il via libera definitivo da Netflix.
È soprattutto guardando all’attuale panorama fantasy che la cancellazione appare oggi ancora più sfortunata. Negli ultimi anni è infatti esploso il fenomeno della romantasy, un genere che fonde fantasy e romance e che, grazie anche alla popolarità di BookTok, è diventato uno dei settori più appetibili dell’editoria contemporanea e, di conseguenza, di Hollywood. Da questo punto di vista, Tenebre e Ossa era sorprendentemente in anticipo sui tempi. I romanzi di Bardugo combinano infatti una mitologia fantasy articolata con numerose relazioni sentimentali: dal rapporto tra Alina e Mal alla lenta e tormentata attrazione tra Kaz e Inej, fino alla storia tra Jesper e Wylan.
In altre parole, Netflix aveva già tra le mani una saga con molte delle caratteristiche che oggi gli studios stanno cercando nei bestseller romantasy. Lo dimostrano gli investimenti compiuti nel settore. Netflix ha acquisito i diritti di Quicksilver di Callie Hart, mentre Prime Video sta lavorando a Fourth Wing di Rebecca Yarros e Powerless di Lauren Roberts. Anche altri grandi studios hanno iniziato a muoversi nella stessa direzione, puntando su romanzi fantasy romantici capaci di attirare community già consolidate di lettori.
Naturalmente, quando Tenebre e Ossa venne inizialmente sviluppata era impossibile prevedere sia la pandemia sia gli scioperi che avrebbero colpito Hollywood. Allo stesso modo, era difficile immaginare quanto rapidamente il romantasy sarebbe diventato un fenomeno editoriale e audiovisivo. Resta però il rimpianto per una serie che avrebbe potuto trovare oggi un terreno molto più favorevole rispetto a quello incontrato durante la sua breve vita su Netflix. Con un mondo riconoscibile, un cast apprezzato e un universo narrativo già pronto per espandersi attraverso Six of Crows, la produzione aveva costruito basi solide per diventare un franchise molto più grande.
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