Sono passati più di vent’anni dalla conclusione della trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli, eppure l’eco dell’eredità culturale e del successo messi a segno dai film diretti da Peter Jackson non sembrano mostrare alcun segno di cedimento. L’impatto del franchise è tuttavia andato ben oltre l’eccezionale incasso messo a segno al box office mondiale, dimostrando a tutta Hollywood l’esistenza di un pubblico disposto a immergersi in mondi vasti e complessi, costruiti per sostenere una narrazione duratura e dotati di una propria profonda mitologia. Era dunque inevitabile che da lì a poco gli studios provassero a replicarne la formula vincente.
Nel corso degli anni abbiamo assistito a numerosi tentativi in tal senso. Alcuni dei progetti fantasy cinematografici più ambiziosi arrivati negli ultimi 25 anni sono stati apertamente presentati come potenziali eredi de Il Signore degli Anelli, mentre altri si sono ritrovati a scimmiottare in maniera fin troppo lampante gli elementi cardine dell’universo di J.R.R. Tolkien. Ad oggi infatti nessuno è riuscito a replicare né il successo né l’impatto della trilogia cinematografica di Peter Jackson, e a seguire qui sotto potete scoprire i cinque “sfidanti” più agguerriti che hanno tentato di appropriarsi dell’eredità cinematografica de Il Signore degli Anelli:
Warcraft

Basato sulla celebre serie di videogiochi, Warcraft sembrava avere sulla carta tutti gli ingredienti necessari per dare il cambio alle avventure di Frodo e dei suoi amici. La storia segue l’orco Durotan, sempre più dubbioso nei confronti del distruttivo percorso intrapreso dal suo popolo, mentre gli abitanti di Azeroth cercano di fermare l’invasione guidata dal potente stregone Gul’dan. Orchi, umani, maghi, regni in guerra, creature fantastiche e un intero universo narrativo sembravano costituire la base perfetta per una nuova saga cinematografica.
Il vero problema, col senno di poi, si è rivelato essere presentare la mitologia di Warcraft a quella fetta di pubblico che non ha mai avuto modo di appassionarsi ai videogiochi del franchise. Il film accumula infatti nomi, luoghi e concetti dando spesso per scontato che lo spettatore sappia già di cosa si stia parlando. La storia passa rapidamente da una battaglia all’altra, ma chi non aveva mai giocato ai videogiochi fatica a comprendere perché affezionarsi ai personaggi, rendendo di fatto Warcraft un prodotto pensato principalmente per chi già conosceva il materiale originale.
Le Cronache di Narnia

Il primo capitolo di Le Cronache di Narnia arrivò quando Il Signore degli Anelli era ancora freschissimo nella memoria del pubblico e sembrava avere tutte le carte in regola per poter subentrare. Il leone, la strega e l’armadio portava sul grande schermo l’universo creato da C.S. Lewis, con un mondo magico credibile, popolato da creature fantastiche e con una grande guerra al centro della storia. Quattro fratelli attraversano un armadio e scoprono Narnia, un regno condannato a un inverno eterno dalla Strega Bianca, finendo coinvolti nel conflitto al fianco del leggendario Aslan.
I paragoni con Tolkien erano inevitabili, anche per la scala dell’avventura e per alcuni elementi della produzione condivisi con la trilogia di Jackson. Il primo capitolo, Il leone, la strega e l’armadio, possedeva tuttavia un’identità molto precisa, più giovane e fiabesca, che gli ha permesso di distinguersi nel panorama fantasy. Il primo film fu infatti un enorme successo, ma i sequel Il principe Caspian e Il viaggio del veliero non riuscirono a replicarne l’impatto, con il franchise che finì così per interrompersi prima di poter adattare tutti e sette i romanzi.
Il settimo figlio

Se si prendessero tutti gli elementi diventati popolari nel fantasy cinematografico dopo Il Signore degli Anelli e si provasse a inserirli nello stesso film, il risultato potrebbe assomigliare parecchio a Il settimo figlio. Tra un giovane protagonista scelto dal destino, un mentore, una potente strega, magia, mostri, profezie, armi incantate e un regno a tinte medievali, il film non si fa mancare nulla. La storia segue Tom Ward, settimo figlio di un settimo figlio, che viene addestrato dal Maestro Gregory per affrontare la terribile strega nota come Madre Malkin.
Sebbene il film non parta da un’idea necessariamente sbagliata, questo fa una notevole fatica a sviluppare una propria identità, con gran parte degli elementi su schermo e delle dinamiche tra personaggi che sanno inevitabilmente di già visto. Come se non bastasse, Il settimo figlio sembra continuamente impegnato a dover dimostrare di essere un grande fantasy epico, invece di lasciare che siano la storia e i personaggi a convincere lo spettatore, finendo così per lasciare la sensazione – se non la certezza – di essere stato costruito a tavolino.
Eragon

Eragon è probabilmente uno dei casi più emblematici di quello che avrebbe potuto essere un franchise fantasy, ma che si è subito accartocciato su sé stesso. Basato sul romanzo di Christopher Paolini, il film avrebbe dovuto essere il primo capitolo di una saga molto più ampia. Al centro della storia troviamo un ragazzo che scopre un uovo di drago e viene destinato a diventare un Cavaliere dei Draghi, mentre apprende la magia dall’ex Cavaliere Brom e si prepara allo scontro con il malvagio re Galbatorix.
Tuttavia, il film si prende la briga di dover introdurre personaggi, luoghi, regole della magia, storia politica, draghi e minacce future con poco più di 100 minuti a disposizione, finendo così per comprimere all’inverosimile un enorme universo narrativo. La differenza con La Compagnia dell’Anello in questo caso è evidente, con Jackson che si è preso tutto il tempo necessario per far conoscere la Contea, Frodo, l’Anello e Sauron prima di far deflagrare il conflitto e le varie vicende dei gruppi di personaggi. Eragon, invece, vuole essere enorme ed epico fin dall’inizio, finendo così per non dare allo spettatore il tempo e gli elementi necessari per comprenderne il perché.
La bussola d’oro

La bussola d’oro aveva probabilmente tutte le carte per diventare il prossimo grande franchise fantasy. Basato sul primo romanzo della saga di Philip Pullman, il film poteva contare su un budget enorme, un cast prestigioso e persino sullo stesso studio cinematografico che aveva portato al cinema Il Signore degli Anelli. La storia segue Lyra, una ragazza che vive in una versione alternativa del nostro mondo e parte alla ricerca di un’amica scomparsa, finendo al centro di una cospirazione che coinvolge bambini rapiti, una potente organizzazione religiosa e misteriose particelle conosciute come Polvere.
Il materiale di partenza era quindi ricchissimo, ma proprio la sua complessità si trasformò nel principale ostacolo. Nel tentativo di realizzare un blockbuster più accessibile alle famiglie, il film finì per semplificare e ridimensionare alcuni degli aspetti più controversi e affascinanti del romanzo, concentrandosi soprattutto sulle creature, sui paesaggi e sullo spettacolo visivo. Il risultato fu un film che sembrava interrompersi proprio quando la sua storia avrebbe dovuto diventare più interessante. La bussola d’oro incassò abbastanza da non poter essere considerato un disastro assoluto, ma non abbastanza da convincere lo studio a proseguire la saga. Ironia della sorte, anni dopo la storia di Pullman avrebbe trovato una seconda possibilità sul piccolo schermo con l’apprezzata serie Queste oscure materie.
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Fonte: ComicBook
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