Nel vasto mondo degli horror dai toni sci-fi, si nascondono molte gemme ampiamente sottovalutate che non hanno mai ricevuto la giusta attenzione. Uno dei casi che più gridano vendetta è quello di The Endless, un piccolo gioiello di cinema indie del 2017 che merita di essere nuovamente scoperto da chi ama l’horror d’autore contaminato da fantascienza esistenziale.
Firmato da Justin Benson e Aaron Moorhead, coppia di filmmaker già apprezzata per Resolution e, più di recente, per Spring e Something in the Dirt, il film si muove in un suggestivo territorio dove l’horror incontra la filosofia, il tutto valorizzato da un’atmosfera inquietante e dal… disorientamento temporale. Ma facciamo un passo indietro.
La trama segue due fratelli, Justin e Aaron (interpretati dagli stessi registi), che ricevono una videocassetta da parte della comunità in cui sono cresciuti, caratterizzata da un culto misterioso che avevano lasciato anni prima, convinti fosse una setta suicida. Spinti dal desiderio di fare chiarezza – e forse anche da un bisogno mai sopito di appartenere a qualcosa – decidono di tornare da dov’erano venuti. Tuttavia ciò che trovano non è quello che si aspettavano: la comunità è ancora lì, immutata, in apparenza serena… e inspiegabilmente bloccata in un ciclo temporale che sfida ogni logica.
A poco a poco, l’atmosfera si fa sempre più tesa, sospesa tra il sospetto e la rivelazione. I loop temporali in cui restano intrappolati alcuni personaggi – veri e propri micro-universi in eterno ritorno – danno al film un taglio quasi filosofico e surreale. Che cos’è il tempo? Che cos’è la libertà, se non possiamo sfuggire a ciò che ci definisce?
A rendere The Endless così efficace è anche il suo tono ambiguo e malinconico: non c’è un vero mostro, né un nemico da sconfiggere, ma un’entità di stampo lovecraftiano, indefinita e invisibile che osserva, giudica, forse si diverte a giocare con le vite dei mortali. Un’entità che non ha bisogno di essere spiegata, perché è l’incarnazione stessa dell’ignoto e dell’orrore dell’infinito.
Pur muovendosi con mezzi modesti, The Endless riesce là dove molte produzioni dotate di budget ben più consistenti peccano, costruendo un mondo coerente, inquietante e stratificato attraverso un uso sapiente della narrazione ellittica, del non detto, e soprattutto di una tensione crescente mai fine a sé stessa.
Quest’opera suggestiva è stata inoltre acclamata dalla critica raggiungendo un notevole 92% su Rotten Tomatoes, venendo descritto come “un sogno febbrile di horror cosmico in stile Lovecraft, dove David Lynch incontra Stuart Gordon e Don Coscarelli”. Un paragone altisonante, ma non fuori luogo. Proprio come Lynch, Benson e Moorhead sono più interessati al mistero che alla sua soluzione. Come Coscarelli, riescono invece a infondere un senso di minaccia quasi mitologica. E come Gordon, non hanno paura di toccare corde inquietanti e perturbanti.
In definitiva, The Endless è un film che riesce a fare molto con poco. È un esempio virtuoso di cinema indipendente capace di lasciare il segno, non solo per l’originalità del concept, ma per la sua capacità di interrogare lo spettatore. Che si tratti di un horror cosmico, di una riflessione sul libero arbitrio o di una metafora sul ciclo della dipendenza e del trauma, il risultato è lo stesso: una visione ipnotica, disturbante e difficile da dimenticare.
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Foto: Well Go USA Entertainment
Fonte: Collider
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