Timothée Chalamet continua a trovarsi al centro di una polemica che, partita da una battuta pronunciata durante il Variety & CNN Town Hall con Matthew McConaughey del 24 febbraio, si è rapidamente allargata ben oltre il circuito social. Parlando del rapporto tra pubblico e forme artistiche contemporanee, la star di Marty Supreme aveva detto di non voler lavorare in ambiti come opera e balletto, aggiungendo che «a nessuno interessa più», salvo poi correggersi in parte con un «tutto il rispetto per la gente dell’opera e del balletto». Una frase che ha riacceso il dibattito sul valore delle arti considerate meno popolari, attirando risposte da teatri, ballerini e musicisti, mentre l’attore, intanto, non ha ancora chiarito pubblicamente la sua posizione.
Adesso, a bacchettarlo, è arrivato anche Andrea Bocelli. Il tenore italiano ha affidato la sua replica a People, poi rilanciata anche da testate americane, scegliendo toni tutt’altro che aggressivi ma molto netti sul merito della questione. «Credo che spesso tendiamo a tenere le distanze da ciò che non abbiamo ancora davvero incontrato – ha dichiarato Bocelli – L’opera e il balletto sono forme d’arte che hanno attraversato i secoli e continuano a parlare al cuore umano, perché rispondono a un bisogno profondo di bellezza, verità ed emozione. Non sono arti del passato, ma linguaggi vivi che possono ancora commuoverci, farci riflettere e unire generazioni diverse».
Il punto, nelle parole di Bocelli, non è soltanto difendere due tradizioni spesso percepite come lontane dal gusto popolare, ma ricordare che il loro potere emotivo non è affatto separato da quello del cinema. Anzi, il cantante insiste proprio sulla comunanza di radice tra queste arti e il lavoro di un interprete cinematografico. «Sono convinto che un interprete sensibile come Timothée, che comprende il potere delle emozioni, possa un giorno scoprire che opera e danza attingono a quella stessa fonte – ha aggiunto – Se un giorno ne fosse curioso, sarei felice di accoglierlo come ospite a uno dei miei concerti. A volte bastano pochi minuti di ascolto dal vivo per capire perché, dopo secoli, questa musica continui a essere amata in tutto il mondo».
Il caso, del resto, si inserisce in un momento delicatissimo per Chalamet. Mentre Marty Supreme è in piena corsa agli Oscar con nove nomination, compresa quella come miglior attore protagonista per lui, questa uscita pubblica — per di più così vicina a un personaggio e a una promozione costruiti sull’ambizione autoriale — rischia di diventare un elemento di disturbo nella narrativa della sua campagna. Misurare quanto una polemica del genere possa incidere davvero sui voti dell’Academy è impossibile, ma il tempismo non è certo favorevole: nel pieno della stagione dei premi, l’impressione di aver liquidato con superficialità due arti simbolo della tradizione performativa potrebbe costargli qualcosa in termini d’immagine, proprio quando ogni dettaglio pesa più del solito.
Fonte: People
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