E alla fine arriva il drago. Non c’è dubbio, pensiamo “fantasy” e la prima cosa che ci viene in mente è l’immagine di una grossa creatura squamosa e sputafuoco. Ma per vederne finalmente uno negli adattamenti tolkieniani firmati Peter Jackson (che con la trilogia de Il signore degli anelli ha proiettato il genere nell’olimpo dei blockbuster macinasoldi), dobbiamo aspettare il 12 dicembre, quando arriverà in sala il secondo capitolo di Lo Hobbit, intitolato La desolazione di Smaug. Proprio come il suo protagonista Bilbo, partito all’avventura con una compagnia di tredici nani, questa seconda parte ha numerose prove da affrontare e superare: è un’opera transitoria, che getterà gli spettatori nel pieno dell’azione e non potrà neppure giovarsi di una vera conclusione. Peter Jackson, però, ha spiegato che La desolazione di Smaug si aprirà «a nuovi personaggi e nuovi percorsi. Il primo film – specularmente a La compagnia dell’anello – vedeva formarsi un gruppo con una missione. Nel secondo il quadro si allarga, l’azione investe un campo più vasto, segue tragitti paralleli e differenti».
Ma gli spettatori attendono Jackson al varco non solo della prova narrativa. Lo Hobbit ha avuto una lavorazione estremamente travagliata – cambi di regia, un lungo limbo produttivo, svariate peripezie sul set, pure le accuse di maltrattamenti agli animali – e come se non bastasse l’autore ha deciso in corsa di allargare a trilogia quelli che inizialmente dovevano essere solo due film. Tanto è vero che, dopo una prima fase di riprese durata quasi un anno, la scorsa estate gli attori e la crew tecnica sono stati richiamati in Nuova Zelanda per girare una notevole quantità di scene aggiuntive, sia per La desolazione di Smaug, sia, soprattutto, per il terzo film, Racconto di un ritorno, la cui uscita è prevista per Natale 2014.
Best Movie si è addentrato nel “Regno del fuoco” per incontrare gli eroi di una nuova straordinaria avventura jacksoniana. «Quando decidi di far parte di un progetto di questa portata, devi mettere in conto che ti porterà via un sacco di tempo» ci ha confessato Martin Freeman. «Ma lo fai, e basta. Il tuo tempo è il prezzo da pagare per avere l’opportunità di diventare Bilbo Baggins».
Non c’è solo il drago Smaug, però, a movimentare la quest intrapresa dai tredici nani e da Bilbo. L’impresa è di quelle disperate: nel primo film abbiamo appreso come il perfido mostro abbia scacciato i nani dal regno di Erebor, attirato dalle enormi ricchezze accumulate, portando morte e distruzione. Il loro capo Thorin Scudodiquercia mette insieme una squadra di (più o meno) guerrieri, e Gandalf gli suggerisce di portare anche Bilbo in qualità di “scassinatore”. «C’è qualcosa di davvero commovente in questa compagnia di nani» ammette Lee Pace, che interpreta il re degli elfi silvani Thranduil. «Sono come profughi, senza una casa, senza una terra. Non vogliono semplicemente riprendersi le ricchezze, ma riconquistarsi una patria. Sono solo tredici e… devono portar via un regno a un drago!».

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