Forse ve ne siete accorti già da soli, ma nel caso ve lo ribadiamo: Pacific Rim ci è piaciuto moltissimo (quasi a tutti), al punto da definirlo «lovecraftiano» e «mostruoso capolavoro pop». Anche Guillermo del Toro è molto fiero del lavoro compiuto dal suo team per il film: è quello che traspare dalla lunga intervista fatta da Collider al regista messicano, nella quale vengono sviscerati alcuni aspetti apparentemente secondari ma in realtà fondamentali per lo spettacolo finale. Posizionamento delle telecamere virtuali, movimento delle stesse, attenzione al realismo degli shot, la scelta di un’estetica “vissuta” e non, come la definisce del Toro, «da pubblicità di macchine fighe» (che si riferisca neanche tanto velatamente a Transformers?)… tutto converge in un solo punto, che del Toro stesso sintetizza così: «Andate a vedere il film in IMAX 3D se potete». Trovate l’intervista completa in calce all’articolo, mentre qui sotto riportiamo i passaggi più interessanti.
Sulla reazione del pubblico: «Abbiamo fatto due anteprime a Burbank e abbiamo avuto voti alti, soprattutto da parte delle donne. Sapevamo che il pubblico avrebbe risposto bene, quindi per la promozione abbiamo deciso di puntare sul passaparola, coinvolgendo persone famose e chiedendo loro di condividere sui social le loro impressioni».
Sull’estetica del film: «Volevo che il mondo sembrasse vissuto, non nuovo e fighetto ma distrutto e decadente. Non volevo che sembrasse una pubblicità di macchine, né che fosse un film celebrativo e militaristico. Volevo un film in cui tutto fosse imperfetto, in cui i protagonisti sono la resistenza, non un esercito supportato dai miliardi dei governi. Definisco lo stile del film “goth tech”: un approccio da romanzo gotico alla tecnologia. Ci sono tutti i personaggi-base di questo genere di film (lo scienziato, il capo, il soldato decaduto), ma tutti hanno un difetto che li umanizza».
Sulle scene di lotta: «Ho disegnato tutti i singoli shot partendo dalla carta, determinando posizione, altezza e movimenti di camera, quali lenti usare, dove mettere le luci. Abbiamo provato a rendere tutto realistico, anche se si tratta di CGI. Non volevamo fare il cosiddetto “impossible shot”, che ti fa dire “bello, ma la telecamera come fa a fare questi movimenti?”, volevamo che ogni scena fosse realistica, come se l’avessimo davvero girata. In questo senso il film è girato in modo molto accademico, come fosse un evento sportivo. Abbiamo fatto di tutto perché ogni ripresa avesse senso, e perché ogni elemento nell’inquadratura aiutasse a capire la proporzione di quello che stai vedendo».
Sull’IMAX 3D: «Il film va visto necessariamente in IMAX 3D. La conversione da 2D a 3D non è la solita conversione affidata a uno studio esterno, l’ho supervisionata io personalmente, giorno dopo giorno, sette giorni su sette. Inoltre su due ore di film almeno un quarto è girato in 3D nativo. L’effetto che volevamo ottenere era il cosiddetto “effetto acquario”, non oggetti che spuntano dallo schermo ma una sensazione di profondità, di poter allungare la mano e immergersi nell’acquario. So che le conversioni hanno una storia travagliata alle spalle, ma questa non è una normale conversione. Fidatevi di me».
Su giocattoli e videogiochi: «Al Comic-Con porteremo qualche Jaeger, poi avremo una seconda generazione che comprenderà anche i Kaiju Mark V, e infine, se tutto va come deve, vorrei fare anche Cherno Alpha, che è il mio robot preferito. Abbiamo anche due videogame di lotta in uscita, ma per avere un vero gioco che espanda la mitologia del mondo ci vorrà più tempo, almeno tre anni, quindi succederà solo se riusciremo a fare il sequel. E poi vorrei continuare a produrre fumetti, quelli di Travis Beacham usciti finora sono splendidi».
Fonte: Collider
© RIPRODUZIONE RISERVATA