Quali limiti è disposto a varcare un uomo che sta perdendo tutto? Bill è un assicuratore con una moglie bellissima, due figli splendidi e una casa con piscina in giardino. Quando viene licenziato, il suo mondo crolla e l’uomo non sa più come sopravvivere e garantire un futuro alla sua famiglia. Il passo verso la criminalità è breve, ma la strada imboccata può portare solo verso esiti tragici se non la si abbandona al più presto.

Presentato in concorso al Courmayeur Noir in Festival 2014, Things People Do segna l’esordio alla regia di Sarr Klein, montatore che ha lavorato con Terrence Malick in La sottile linea rossa (che gli è valso una delle due nomination agli Oscar; la seconda fu per Quasi famosi) e Nuovo mondo. Esperienze che si riflettono nella sua opera prima da regista. Klein racconta la storia di un uomo comune alla deriva, che deve fare i conti con un mondo cinico e spietato, in cui non c’è posto per gli onesti come lui. Bill, interpretato da un Wes Bentley in gran forma, è un buono che si tramuta in “cattivo” più per necessità che per scelta, seppur le decisioni dei personaggi siano al centro del film. Non è un caso che instauri un legame con un poliziotto tormentato e alcolista (Jason Isaacs): sono due outsider intrappolati in un sistema di cui sentono di non fare parte, affini in molti aspetti ma destinati a scontrarsi. Uno, ormai sul lastrico, ruba soldi alle persone per tirare avanti (e vendicarsi contro i prepotenti di questa società), l’altro è colui che conduce le indagini sulle rapine: incrocio pericoloso.

Klein muove la macchina da presa soprattutto durante i furti del protagonista, sempre caotici e confusi perché eseguiti da un personaggio che criminale, in realtà, non è. Rallenta, invece, nei momenti più riflessivi, in cui emergono i punti di contatto con lo stile di Malick: lunghi primi piani, silenzi, profondità psicologica e un velo di poesia scavano dentro le bugie e i dilemmi morali di Bill e famiglia. Ma quando il film sembra andare verso un’unica direzione, si materializza una seconda possibilità, cosa rara nella vita. Anche in questo caso, però, Bill viene messo di fronte alla sua coscienza, che spesso sa essere la forza più potente (e crudele) che esista. Un film forse più drammatico che (neo)noir vero e proprio – benché il percorso del protagonista sia vicino ai codici narrativi del genere -, ma comunque potente.

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