Potrebbe essere l'horror più inquietante del 2026: questo film racconta il lato più oscuro dell'essere madre
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Potrebbe essere l’horror più inquietante del 2026: questo film racconta il lato più oscuro dell’essere madre

Il nuovo film di Hanna Bergholm, con Rupert Grint e Seidi Haarla, usa il soprannaturale per raccontare paure, vergogna e aspettative che accompagnano la maternità

Potrebbe essere l’horror più inquietante del 2026: questo film racconta il lato più oscuro dell’essere madre

Il nuovo film di Hanna Bergholm, con Rupert Grint e Seidi Haarla, usa il soprannaturale per raccontare paure, vergogna e aspettative che accompagnano la maternità

Scena del film horror Nightborn

Nightborn potrebbe essere uno degli horror più inquietanti del 2026, ma non soltanto per il body horror o le creature inquietanti che popolan il nuovo film diretto da Hanna Bergholm (Hatching). L’opera, di recente uscita negli Stati Uniti, colpisce soprattutto perché affronta senza filtri il lato più oscuro e scomodo della maternità, mettendo in discussione il mito della madre perfetta.

Attraverso una storia che intreccia horror psicologico, folklore finlandese e dramma familiare, Nightborn esplora emozioni di cui si parla raramente: paura, vergogna, isolamento e il timore di non essere all’altezza del proprio ruolo di genitore. La protagonista della vicenda è Saga, interpretata da Seidi Haarla, una donna che sogna di costruire una famiglia felice insieme al marito Jon, interpretato da Rupert Grint. Ben presto, però, quella che sembrava una nuova vita perfetta si trasforma in un incubo. Mentre tutti continuano a ripeterle che il bambino sta bene, Saga è sempre più convinta che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in suo figlio. I suoi dubbi vengono ignorati da chi le sta intorno e questo la conduce lentamente verso una spirale di paura, solitudine e ossessione.

Secondo Seidi Haarla, è stato proprio questo aspetto della sceneggiatura a convincerla ad accettare il ruolo. L’attrice ha spiegato di essersi emozionata leggendo una storia che mostrava apertamente quei sentimenti negativi che molte madri provano, ma che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico. Per Haarla, vedere rappresentate emozioni considerate quasi proibite è stato liberatorio. Il film mostra infatti come vergogna, senso di inadeguatezza e bisogno di essere comprese facciano parte dell’esperienza umana e non debbano trasformarsi in un motivo di isolamento. Anche la regista Hanna Bergholm ha raccontato di essersi ispirata alla propria esperienza personale di madre. Il suo obiettivo era esplorare quel lato disordinato, difficile e talvolta persino “brutto” dell’amore genitoriale che il cinema e la televisione tendono spesso a evitare.

Nel corso del film il deterioramento emotivo di Saga assume anche una dimensione fisica. La casa di famiglia che lei e Jon stanno ristrutturando inizia lentamente a marcire, mentre la foresta che circonda l’abitazione e la presenza dei troll diventano la manifestazione concreta delle paure che tormentano la protagonista. Come accade in opere quali The Babadook, The First Omen o Servant, anche Nightborn gioca continuamente sull’ambiguità: il vero pericolo è davvero il bambino oppure sono le persone che si rifiutano di credere alla madre?

Per rendere ancora più tangibile questa atmosfera, Bergholm ha privilegiato effetti pratici, trucco prostetico e trasformazioni fisiche, evitando di affidarsi esclusivamente alla computer grafica. Una scelta che contribuisce a dare maggiore concretezza agli elementi horror senza far perdere centralità al dramma umano.

Alla fine, il mostro più spaventoso di Nightborn potrebbe non essere quello che si nasconde nel bosco o tra le mura di casa, ma il peso delle aspettative sociali e il senso di colpa che può nascere quando una madre non riesce a riconoscersi nell’immagine di perfezione che la società continua a imporre.

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