Quale allegria, la disabilità raccontata con lo sguardo dell’infanzia al Biografilm Fest 2025
whatsapp

Quale allegria, la disabilità raccontata con lo sguardo dell’infanzia al Biografilm Fest 2025

Il documentario di Francesco Frisari, presentato in anteprima al Biografilm Festival, intreccia la disabilità del protagonista con l’immaginario e la musica di Lucio Dalla

Quale allegria, la disabilità raccontata con lo sguardo dell’infanzia al Biografilm Fest 2025

Il documentario di Francesco Frisari, presentato in anteprima al Biografilm Festival, intreccia la disabilità del protagonista con l’immaginario e la musica di Lucio Dalla

Collage documentario Quale Allegria

Un’infanzia segnata da una convinzione incrollabile: che lo zio Massimo e Lucio Dalla fossero la stessa persona. È da questa suggestione tenera e surreale che prende vita Quale allegria, il nuovo documentario di Francesco Frisari, presentato in anteprima assoluta il 14 giugno al Biografilm Festival di Bologna.

Prodotto da Fantomatica in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno della Fondazione Lucio Dalla, il film unisce materiale d’archivio inedito, ricordi personali e riflessioni intime in un’opera che sfugge a ogni classificazione. È un documentario, sì, ma anche un memoir visivo, un esercizio poetico, un gesto di amore e osservazione.

Il protagonista è Massimo Prosperi, lo zio del regista, affetto da una grave disabilità cognitiva. Uomo dalla personalità complessa, fragile e potente allo stesso tempo, Massimo costruisce ogni giorno scatole di cartone con precisione millimetrica, colleziona DVD, si rifugia nella televisione accesa e nei rituali quotidiani. La camera lo segue con delicatezza, lasciandolo libero di essere, senza mai invaderne gli spazi.

A intrecciarsi con la sua storia c’è la figura di Lucio Dalla, non solo come punto di partenza immaginario, ma come vera e propria chiave narrativa. Le canzoni del cantautore bolognese, i suoi gesti, le sue parole, diventano contrappunto emotivo, eco poetica e specchio dell’interiorità di Massimo. «Per dire quello che non si può con le parole», come i vocalizzi scat che riecheggiano le sue rabbie improvvise.

Il documentario gioca sul doppio: tra Massimo e Dalla, tra realtà e immaginazione, tra il regista adulto e il bambino che fu. È anche un duplicee ritratto: di una persona con disabilità e di chi, stando accanto, prova a comprenderla, a darle spazio, voce e dignità. Il voice over di Frisari non si limita a spiegare, ma accompagna, riflette, sogna, e diventa esso stesso protagonista. Una voce che si espone senza mai diventare autoreferenziale.

Le immagini d’archivio di Dalla – fornite da amici e collaboratori come Stefano Cantaroni e Fabio Medda – si fondono con il materiale girato in casa, creando una trama visiva che supera la linea documentaristica per aprirsi a una dimensione espressiva più ampia. Non c’è pietismo, non c’è retorica: Quale allegria racconta la disabilità con leggerezza e profondità insieme, restituendo tutta la ricchezza di un’esistenza apparentemente marginale.

«Stravedere è una forma del cinema afferma Frisari nelle note di regia -. E questo film nasce proprio da lì, dal desiderio di stravedere mio zio, di restituire la straordinarietà del suo quotidiano». È da questo sguardo “fuori norma” che nasce la potenza del film: la capacità di fare del dettaglio una narrazione universale, di mostrare come la disabilità non sia mai solo una condizione medica, ma anche una forma di percezione del mondo.

Il titolo, Quale allegria, richiama esplicitamente uno dei brani più malinconici e intensi di Dalla. Ma la domanda che pone è tutt’altro che retorica: qual è l’allegria che resta quando la vita impone limiti, ripetizioni, ostacoli invisibili? La risposta, se c’è, sta forse proprio nel gesto ostinato di cercarla ogni giorno, di volerla comunque, come fa Massimo, come ha fatto Dalla, come fa questo film.

Quale allegria è anche un film sulla famiglia. Su chi assiste, su chi ama senza riuscire a spiegare, su chi cerca di colmare un vuoto con le parole, con la musica, con la presenza. La madre del regista, sorella di Massimo, appare come figura discreta e fortissima, che non abbandona mai. La vacanza nella casa al mare, mai davvero vacanza, diventa una metafora di quel vuoto “addomesticato” che la disabilità non sa come affrontare.

Il Biografilm Festival accoglie il documentario in concorso, riconoscendone l’unicità stilistica e il valore umano. Il film gode anche del sostegno di una vasta rete di enti e associazioni, da Anffas Bologna alla Fondazione Home Movies, dal Comune e l’Università di Bologna fino a Rai Cinema e alla Regione Emilia-Romagna. Un’opera corale, in un certo senso, che parte da una storia privata per toccare corde condivise.

«È un film che ha lo spirito di Lucio, gli sarebbe piaciuto molto», afferma Daniele Caracchi della Fondazione Lucio Dalla. E ha ragione: perché Quale allegria è leggero e struggente, ironico e doloroso, tenero e visionario. Proprio come lui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA