Negli ultimi anni il western è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione sul piccolo schermo, dando nuova linfa alle storie ambientate nella frontiera americana e preparando il terreno al successo di serie come Yellowstone e dei suoi numerosi spin-off. Tuttavia, non sono in molti a sapere che, ben prima che i western di Taylor Sheridan conquistassero il pubblico, una sottovalutata serie aveva già tracciato il percorso.
Stiamo parlando di Hell on Wheels, una produzione del 2011 che ancora oggi rimane sorprendentemente assente da molte conversazioni dedicate ai migliori esponenti del genere. Questa ha infatti cinque stagioni di western senza compromessi, costruito attorno a una delle imprese industriali più rischiose e monumentali del XIX secolo. Chiunque ami le storie di frontiera dure e prive di sentimentalismi, si troverà quindi di fronte una delle rappresentazioni più intense dell’espansione americana mai realizzate per la televisione.
Al centro della storia troviamo Cullen Bohannon, interpretato da Anson Mount, un ex soldato confederato determinato a trovare gli uomini responsabili dello sterminio della sua famiglia. La sua ricerca lo conduce a Hell on Wheels, l’accampamento ferroviario mobile che segue la costruzione della Union Pacific Railroad verso ovest. Un luogo caotico e in continuo movimento, popolato da operai, vagabondi, imprenditori, ex schiavi, prostitute e opportunisti di ogni genere.
La vendetta personale di Cullen diventa così il punto di partenza per raccontare un’epoca molto complessa e ricca sfaccettature. Hell on Wheels intreccia infatti la sua storia con le tensioni politiche, economiche e culturali che hanno caratterizzato gli Stati Uniti dopo la Guerra Civile, e Bohannon si ritrova così coinvolto negli affari di Thomas Durant (Colm Meaney), ambizioso dirigente ferroviario la cui corruzione e spregiudicatezza alimentano buona parte dei conflitti della serie. Il loro rapporto, sospeso tra collaborazione e rivalità, diventa uno dei motori principali della narrazione.
Anche lo stesso accampamento di Hell on Wheels finisce per assumere un ruolo quasi da protagonista, trasformandosi continuamente mentre segue l’avanzata della ferrovia attraverso stati e territori. Tra i suoi abitanti spiccano Elam Ferguson (Common), un ex schiavo impegnato a costruirsi una nuova identità, e Lily Bell (Dominique McElligott), una vedova costretta a dimostrare ogni giorno la propria forza in un mondo estremamente ostile. Le loro vicende si intrecciano con quella di Cullen, dando vita a un racconto corale che, sullo sfondo degli eventi storici, non esita a mette in primo piano vicende intime e personali.
La costruzione della prima ferrovia transcontinentale americana rappresenta a tutti gli effetti uno degli elementi più interessanti della serie. I western hanno raccontato innumerevoli volte l’espansione verso nuovi territori, tuttavia molto raramente ha trovato spazio il gigantesco sforzo necessario per costruire la linea ferroviaria destinata a cambiare per sempre gli Stati Uniti. Hell on Wheels va a colmare questa lacuna, mostrando le difficoltà logistiche, economiche e umane nascoste dietro quell’impresa. La serie racconta i conflitti sindacali, le lotte politiche e le tensioni culturali che accompagnarono la costruzione dei binari, seguendo tanto i geometri impegnati ad attraversare territori ostili quanto le migliaia di lavoratori incaricati di posare la ferrovia a ritmi vertiginosi.
La serie dedica inoltre ampio spazio alle diverse comunità coinvolte nella costruzione della ferrovia. Ex schiavi, immigrati irlandesi, coloni e popolazioni indigene si ritrovano a condividere uno spazio nel quale interessi e identità entrano continuamente in collisione, permettendo a Hell on Wheels di allontanarsi dalle rappresentazioni più tradizionali della frontiera, raccontando il West attraverso prospettive spesso ignorate.
Ma se l’accuratezza e l’ambizione storica sono tra i suoi punti di forza, è soprattutto l’alto tasso di violenza a rendere Hell on Wheels tra le serie western più brutali di sempre. Questa infatti si guarda bene dal romanticizzare il Vecchio West, un mondo dove sopravvivere significa spesso sporcarsi le mani, la giustizia è fragile e la carneficina può esplodere in qualsiasi momento. Risse, sparatorie, incidenti sul lavoro e scontri su larga scala fanno parte della quotidianità del campo. La serie mostra il prezzo fisico della costruzione della ferrovia, la precarietà della vita nell’accampamento e le conseguenze di un’espansione territoriale costruita anche attraverso conflitti e sofferenze.
La violenza, però, non è mai soltanto un elemento spettacolare. Serve a raccontare l’ossessione, l’ambizione e l’istinto di sopravvivenza dei suoi protagonisti, spingendoli spesso oltre i propri limiti. Insomma, Hell on Wheels rappresenta senza dubbio una delle gemme western più sottovalutate mai approdate sul piccolo schermo, che meriterebbe di essere recuperata da tutti i fan di serie come Yellowstone e Deadwood.
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Foto: RaiMovie
Fonte: ScreenRant
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