Negli ultimi anni, le piattaforme streaming hanno investito sempre di più negli adattamenti televisivi delle grandi saghe fantasy rivolte al pubblico young adult. Il nuovo Harry Potter di HBO Max e Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo su Disney+ sono soltanto alcuni degli esempi più evidenti di una tendenza che punta a trasformare romanzi molto amati in serie capaci di approfondirne personaggi, mitologia e ambientazioni.
Prima ancora che questo modello diventasse così diffuso, però, una produzione aveva già dimostrato quanto il formato televisivo potesse essere efficace nel dare nuova vita a una saga fantasy: Shadowhunters. Tratta dai romanzi di Cassandra Clare, la serie Freeform riuscì infatti a riscattare un universo narrativo che, pochi anni prima, aveva incontrato enormi difficoltà sul grande schermo.
La storia segue Clary Fray, un’adolescente apparentemente normale che scopre di appartenere agli Shadowhunters, un gruppo di guerrieri incaricati di proteggere il mondo dalle creature demoniache. Catapultata improvvisamente in una realtà popolata da vampiri, licantropi, angeli e stregoni, la ragazza deve comprendere le proprie origini e imparare a controllare capacità che non sapeva di possedere.
Al centro della trama si trova anche Valentine Morgenstern, un ex Shadowhunter disposto a tutto pur di portare avanti il proprio piano. Come accade nelle saghe fantasy più amate dal pubblico giovane, la serie mescola combattimenti, magia, legami familiari e tormentate storie d’amore, soffermandosi soprattutto sul rapporto tra Clary e Jace Herondale.
Proprio questa combinazione di elementi ha portato spesso il pubblico ad accostare Shadowhunters a due dei franchise young adult più popolari di sempre. Da una parte c’è il mondo magico nascosto e la scoperta di un destino straordinario tipici di Harry Potter; dall’altra, invece, emergono le atmosfere romantiche e soprannaturali che hanno decretato il successo di Twilight.
La saga letteraria The Mortal Instruments aveva già conquistato milioni di lettori e raggiunto più volte le classifiche dei bestseller. Il primo tentativo di portarla sullo schermo arrivò nel 2013 con Shadowhunters – Città di ossa, film interpretato da Lily Collins e Jamie Campbell Bower.
La pellicola, tuttavia, non riuscì a trasformarsi nel nuovo grande franchise cinematografico sperato dai produttori. La critica contestò soprattutto la scarsa alchimia tra i protagonisti, la quantità eccessiva di elementi narrativi inseriti in un unico film e la difficoltà nel rendere comprensibile la complessa mitologia dei romanzi.
Anche il cast di supporto, che comprendeva interpreti come Robert Sheehan e Jared Harris, non venne valorizzato pienamente. Il risultato deludente al botteghino portò quindi all’abbandono dei sequel già programmati, interrompendo prematuramente il percorso cinematografico della saga.
Qualche anno più tardi, però, Shadowhunters offrì a The Mortal Instruments una seconda possibilità. Debuttata nel 2016, la serie affidò il ruolo di Clary a Katherine McNamara e sfruttò il formato televisivo per avvicinarsi maggiormente allo spirito dei romanzi originali.
La narrazione distribuita su più episodi permise di approfondire la mitologia, le relazioni tra i personaggi e le diverse creature soprannaturali. Elementi introdotti frettolosamente nel film, come la presenza di vampiri e licantropi, vennero sviluppati in maniera più graduale e coerente.
Anche la trasformazione di Simon Lewis in vampiro ricevette finalmente lo spazio necessario per mostrare tutte le conseguenze emotive dell’evento. La serie non si limitava quindi a utilizzare le creature soprannaturali come semplici ostacoli, ma le integrava realmente nelle vite e nei conflitti dei protagonisti.
Uno dei maggiori punti di forza fu la performance di Katherine McNamara, capace di rendere Clary un’adolescente credibile, impulsiva e imperfetta. La protagonista poteva commettere errori, affrontare le proprie emozioni e crescere nel corso delle stagioni, senza essere ridotta soltanto al ruolo dell’eroina predestinata.
Anche i personaggi secondari vennero valorizzati maggiormente rispetto alla versione cinematografica. Tra i più apprezzati figurava Luke Garroway, il poliziotto diventato licantropo interpretato da Isaiah Mustafa, insieme a numerose figure che riuscirono a conquistare un seguito particolarmente fedele tra gli spettatori.
Nonostante il legame costruito con il pubblico, Shadowhunters venne cancellata dopo appena tre stagioni. La decisione, legata anche alle difficoltà economiche della società di produzione Constantin Film, interruppe una serie che aveva ottenuto alcuni dei risultati più importanti nella storia di Freeform.
La sua eredità, tuttavia, è sopravvissuta alla cancellazione. Il cast ha continuato a partecipare alle convention dedicate alla serie, mentre Katherine McNamara e Dominic Sherwood hanno successivamente lanciato il podcast Return to the Shadows, nel quale ricordano le riprese e condividono retroscena con i fan.
Ancora oggi, Shadowhunters viene ricordata come una delle serie fantasy young adult più sottovalutate degli ultimi anni. Pur senza nascondere le proprie influenze, riuscì a unire il fascino del mondo magico di Harry Potter alle passioni soprannaturali di Twilight, trovando al tempo stesso una propria identità.
Il suo successo dimostra inoltre che una buona trasposizione non dipende soltanto dalla popolarità del materiale originale. Servono interpreti adatti, attenzione verso gli elementi più amati dai lettori e, soprattutto, il tempo necessario per lasciare respirare la storia. Una lezione che i futuri adattamenti fantasy farebbero bene a non dimenticare.
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