Nel 2004 arriva nelle sale Sky Captain and the World of Tomorrow, sci-fi che punta tutto sull’immaginazione, sull’estetica rétro e sull’avventura in stile classico. Nonostante un cast stellare e una messa in scena rivoluzionaria, il film scivola presto nell’oblio. Ma Roger Ebert, uno dei più grandi critici americani, ne coglie subito la forza. Con entusiasmo, lo paragona a I predatori dell’arca perduta, riconoscendo nella sua energia lo stesso spirito che aveva reso indimenticabile la prima avventura di Indiana Jones.
Diretto da Kerry Conran, Sky Captain si ambienta in un 1939 alternativo, ridisegnato attraverso l’estetica dieselpunk, tra metropoli art déco, dirigibili, e robot giganti. Il protagonista, Joe “Sky Captain” Sullivan (Jude Law), guida una squadriglia privata che difende i cieli del mondo. Dopo un attacco a New York, insieme alla giornalista Polly Perkins (Gwyneth Paltrow), si lancia in una missione per fermare il folle scienziato Dr. Totenkopf, deciso a ripulire la Terra per ripopolarla con una nuova razza eletta.
L’avventura li porta in Tibet, a Shangri-La, su un’isola popolata da dinosauri, e infine nel cuore della base nemica. Il tono richiama i vecchi serial degli anni ’30, mentre il film sfrutta una tecnologia all’avanguardia: tutti gli ambienti sono digitali, costruiti in post-produzione su green screen, con un risultato che anticipa di anni opere come Sin City e 300. Nel cast compaiono anche Angelina Jolie, Giovanni Ribisi, Michael Gambon e persino Laurence Olivier, “riportato in vita” in CGI.
Ebert elogia l’opera per il suo spirito libero: “Sky Captain and the World of Tomorrow è ancora più divertente di quanto sembri. Nella sua energia sfrenata e gioiosa, mi ha ricordato come mi sentii la prima volta che vidi Raiders of the Lost Ark”. Secondo lui, il film nasce direttamente dall’immaginazione, “senza passare dalla realtà lungo il tragitto”.
Sky Captain non cerca realismo o profondità psicologica, ma propone una celebrazione dell’avventura ingenua e sognante, quella dei fumetti e delle riviste pulp. Come Indiana Jones, anche il suo protagonista affronta nemici larger-than-life e situazioni impossibili con coraggio, ironia e senso del dovere. Non si tratta di decostruire il genere, ma di esaltarlo: eroi, scenari esotici, scienza pazza e meraviglia. Tutto al posto giusto.
Il pubblico, però, non risponde. Al box office il film fatica, forse perché troppo avanti per il suo tempo, forse perché troppo ancorato a un immaginario dimenticato. Eppure, oggi, Sky Captain and the World of Tomorrow si riscopre come un esperimento affascinante e coerente, un unicum stilistico che non somiglia a nulla uscito nei primi anni Duemila.
In un’epoca in cui le produzioni seguono formule ripetitive, Sky Captain spicca per visione e coraggio. Non reinventa l’avventura, ma la omaggia con amore e intelligenza, in un’estetica che sembra uscita direttamente da una copertina di Thrilling Wonder Stories. Nonostante i suoi limiti, resta un film che osa, diverte e – come dice Ebert – fa sorridere come la prima volta che si è vista un’arca perduta volare sul grande schermo.
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Fonte: CBR
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