Questo film esiste per un solo motivo: farsi ODIARE da tutti voi
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Questo film esiste per un solo motivo: farsi ODIARE da tutti voi

Diventato rapidamente una leggenda nera del cinema estremo, questo film continua a dividere il pubblico tra accuse di provocazione gratuita e letture politiche post-belliche. Ma una cosa è certa: poche altre opere hanno cercato il disgusto dello spettatore con una violenza così deliberata

Questo film esiste per un solo motivo: farsi ODIARE da tutti voi

Diventato rapidamente una leggenda nera del cinema estremo, questo film continua a dividere il pubblico tra accuse di provocazione gratuita e letture politiche post-belliche. Ma una cosa è certa: poche altre opere hanno cercato il disgusto dello spettatore con una violenza così deliberata

Questo disgustoso film del 2010 ha un solo scopo: farsi ODIARE da tutti voi

Ci sono film estremi. E poi ci sono film che sembrano esistere unicamente per mettere alla prova lo spettatore. Non per intrattenerlo, emozionarlo o spaventarlo nel senso classico del termine. Il loro obiettivo è molto più semplice e aggressivo: far voltare dall’altra parte e costringere chi guarda a chiedersi perché qualcuno abbia deciso di girare una cosa del genere. Soprattutto, perché tu stia continuando a guardarla. A Serbian Film fa esattamente parte di questa categoria.

Uscito nel 2010 e diretto da Srđan Spasojević, il lungometraggio è diventato rapidamente una leggenda nera del cinema contemporaneo. Vietato, censurato o pesantemente tagliato in diversi Paesi, viene ancora oggi tirato fuori ogni volta che si parla dei film “più disturbanti di sempre”. E sì, buona parte della sua fama deriva da scene che hanno superato qualunque limite di rappresentazione comunemente accettato, anche all’interno del cinema horror più estremo.

La trama segue Milos, ex porno attore serbo che accetta di partecipare ad un misterioso film hot per risolvere i problemi economici della sua famiglia. Da lì in poi, però, il racconto precipita in una spirale sempre più malata, violenta e deliberatamente scioccante, fino ad arrivare a momenti che ancora oggi vengono citati come esempi limite di ciò che il cinema possa mostrare.

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Ma il punto è proprio questo: A Serbian Film non vuole essere “godibile”. Non vuole nemmeno piacere. Ogni scelta sembra costruita per generare rifiuto fisico e morale nello spettatore, con una lucidità quasi provocatoria. Non c’è la componente ludica dello splatter anni ’80, né quella ironica di certo torture porn americano. Qui tutto è sporco, freddo e disperato. 

Naturalmente attorno al film si è sviluppato anche un enorme dibattito. Per alcuni si tratta soltanto di provocazione vuota, di un’opera che usa la violenza sessuale e il disgusto come scorciatoia per ottenere notorietà. Per altri, invece, l’estremismo del film sarebbe una metafora della Serbia post-bellica, di un Paese divorato da anni di propaganda, abusi e brutalità sistemica. Lo stesso regista ha più volte sostenuto questa interpretazione politica, descrivendo il film come una reazione rabbiosa al contesto sociale e culturale serbo del periodo.

Il problema è che, guardandolo, non è semplice separare il simbolismo dalla volontà di scioccare a tutti i costi. Anzi, per molti spettatori è praticamente impossibile. Perché il film non si limita mai a suggerire o insinuare, piuttosto preferisce mostrare l’indicibile senza farsi troppi problemi. E purtroppo è proprio uno di quei titoli capaci di rimanerti appiccicati addosso ben oltre i titoli di coda.

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