La sfera dei disturbi psicologici e delle malattie mentali, nel bene e nel male, è sempre stata fonte d’ispirazione per il cinema, compreso quello horror. Unite questo complesso argomento al genere mockumentary e found footage e il brivido è assicurato: ne è una testimonianza il film del 2020 They’re Outside, ispirato al disturbo dell’agorafobia.
Con una struttura che ricorda vagamente The Blair Witch Project, questo horror è presentato nella forma di un documentario su un episodio mai andato in onda dello show Psychology-Inside/Out, condotto dalla personalità di YouTube Max Spencer. Egli è uno psicologo che nei suoi contenuti web diagnostica e cura dei pazienti con diverse condizioni mentali. Tuttavia, dopo aver realizzato questo particolare episodio è scomparso misteriosamente dalla faccia della Terra insieme alla sua fidanzata Nicole, che aveva condotto le riprese.
Si scopre che la puntata in questione era incentrata su una donna di nome Sarah, affetta da una forma severa di agorafobia, un disturbo che genera grave ansia e disagio al pensiero di trovarsi in spazi ampi, aperti, affollati e non familiari. Questa condizione ha un forte impatto sul quotidiano, al punto da spingere molte persone a non lasciare mai la loro abitazione, ed è proprio il caso di Sarah, che ha sviluppato la malattia dopo la morte di sua figlia a causa di un incidente automobilistico. Max, però, afferma di poter guarire la donna e di essere in grado di farla uscire di casa in appena dieci giorni di terapia. Tuttavia, durante le riprese dell’episodio iniziano ad accadere fatti inquietanti, soprattutto quando Sarah rivela di essere terrorizzata dalla leggenda di Occhi Verdi, un’entità soprannaturale che potrebbe avere una connessione con la morte della figlia e con il suo disturbo.
I film horror incentrati su condizioni psicologiche rischiano spesso e volentieri di essere problematici. Al contrario, They’re Outside tratta con molto rispetto e molta sensibilità la condizione di Sarah, forte del fatto che Airell Anthony Hayles, co-regista e sceneggiatore, è cresciuto a sua volta con un familiare affetto da agorafobia. Questo aspetto si collega poi agli elementi folk horror della vicenda, tramite i quali gli autori ipotizzano una causa soprannaturale per il disturbo della paziente. Si scopre infatti che Sarah è convinta che sia stato il misterioso spirito di “Occhi Verdi” a uccidere la figlia, attirandola nel bosco e facendo perdere le sue tracce. Da allora, si rifiuta di uscire di casa, convinta che la creatura abbia puntato anche lei. Lo psicologo oscilla tra la convinzione che Occhi Verdi esista davvero e quella che la donna si stia inventando una psicosi per diventare famosa su YouTube. Lo spettatore, dal canto suo, dovrà attendere fino all’ultimo momento di questo horror slow-burn, quando l’attimo più terrificante di tutti rivelerà la fine che hanno fatto i protagonisti.
Fonte: Collider
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